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Un crescente numero di studi indica che il lockdown e, in particolare, la condizione di isolamento, ha incrementato i livelli di stress nelle persone che, in risposta, hanno aumentato i loro comportamenti compulsivi, compreso il consumo di alcolici. A evidenziare la pericolosa relazione tra il tempo trascorso a casa e l’abuso di bevande alcoliche si inserisce una nuova ricerca che ha coinvolto circa 2mila adulti negli Stati Uniti, la prima a mettere in risalto a livello nazionale il legame tra il consumo di alcolici e lo stress determinato dalla pandemia di Covid-19 e dalle norme per contrastare la diffusione del coronavirus Sars-Cov-2.

Con norme Covid cresce l’abuso di alcolici

In particolare, nella nuova indagine condotta dagli esperti della University of Texas Health Science Center School of Public Health di Dallas, gli studiosi hanno voluto misurare il cambiamento delle abitudini nel consumo di alcolici e nel cosiddetto bringe drinking, ovvero l’assunzione nell’arco di due ore di cinque o più drink per gli uomini oppure quattro o più per le donne, verificando la variazione in tre categorie di persone – forti consumatori di alcolici (binge drinker), consumatori di alcolici (non-binge drinker) e non bevitori. I dati analizzati sono stati ottenuti attraverso un sondaggio online condotto da metà marzo a metà aprile 2020, ossia durante il periodo che ha coinciso con la prima restrizione degli spostamenti adottata negli Stati Uniti. Tra i fattori presi in esame vi era il tempo trascorso a casa, il numero di adulti o bambini con cui ciascuna persona conviveva, eventuali episodi di depressione e la condizione lavorativa correlata al lockdown, inclusa la diminuzione della retribuzione. In media, ogni intervistato è rimasto bloccato per quattro settimane, trascorrendo 21 ore al giorno in casa, con la maggioranza (72%) che non è uscita per andare al lavoro.

Complessivamente, i risultati dello studio pubblicato sull’American Journal of Drug and Alcohol Abuse hanno indicato che quasi un terzo degli intervistati (34%) ha riferito di aver abusato di alcolici durante la pandemia, con il 60% dei binge-drinker che ha aumentato il consumo rispetto al 28% dei bevitori non-binge drinker. Nel dettaglio, per ogni settimana di lockdown i ricercatori hanno calcolato un ulteriore aumento del 19% della probabilità di binge drinking, con un massimo di sette drink consumati nell’arco di due ore.

In generale, la convivenza in casa con i bambini non ha ridotto le probabilità di abuso di alcolici, problema che nei binge-drinker è stato accentuato da precedenti diagnosi di depressione o manifestazione di sintomi depressivi nel periodo di studio. “Future ricerche dovrebbero considerare il potenziale impatto dei sintomi depressivi nella relazione tra il tempo trascorso in casa e il binge drinking – ha affermato Sitara Weerakoon, ricercatrice dell’Università del Texas e prima autrice dello studio – . Sono inoltre necessarie ulteriori ricerche per sviluppare opzioni di trattamento per le persone con disturbi da uso di sostanze che possono essere più suscettibili a esiti negativi per la salute”.