Gli scienziati italiani sono riusciti ad identificare il responsabile dell'uccisione di due cuccioli di orso bruno e della loro mamma in Trentino attraverso un'accurata analisi del DNA che fino ad oggi, spiegano, “ha ottenuto poca attenzione” ma che rappresenta un ottimo metodo per comprendere il comportamento degli orsi bruni maschi.

Perché gli orsi bruni maschi uccidono i cuccioli. Partiamo con il dire che l'uccisione di cuccioli per animali come gli orsi o leoni, è piuttosto diffusa perché aiuta a garantire la propria riproduzione. I maschi infatti ammazzando la prole di altri rivali possono accoppiarsi con le femmine che, una volta persi i cuccioli, tornano fertili.

Perché l'orso bruno del Trentino ha ucciso la madre. Viene da chiedersi come mai anche la madre dei cuccioli sia rimasta coinvolta in questi infanticidi. Secondo gli esperti la mamme ovviamente non rimangono indifferenti ai tentativi di infanticidi dei maschi rivali e cercano di difendere i cuccioli. In questo caso è possibile dunque che la femmina, nel tentativo di portare in salvo i due piccoli, sia rimasta vittima dell'aggressione.

Test del DNA come in CSI. Per comprendere questa dinamica gli esperti italiani hanno analizzato le tracce di DNA trovate sui cuccioli e sulla madre e hanno scoperto che il responsabile di quell'atto era un maschio adulto. In un primo momento si pensava che ad ucciderli fosse stato il padre, visti i risultati dei campioni raccolti, ma poi si è scoperto che il materiale genetico ereditato dal padre trovato sulla femmina in realtà apparteneva ai cuccioli: il maschio aveva alternativamente colpito i piccoli e la femmina.

Ma quindi chi è stato? Dai test effettuati gli scienziati italiani sono riusciti a dare un nome al colpevole. Si tratta di M7, un esemplare di orso bruno adulto che vive in Trentino e che è figlio di DJ3, nata da Daniza introdotta nel 2002 sul territorio dalla Slovenia. Ricordiamo che Daniza è l'orsa che aveva ferito un uomo nei boschi in Trentino in presenza dei suoi cuccioli e che è morta durante il tentativo di cattura.

Lo studio. Lo studio, intitolato “Infanticide in brown bear: a case-study in the Italian Alps – Genetic identification of perpetrator and implications in small populations” e pubblicato su Nature Consevation, è stato realizzato dal team dell'Ispra di Bologna guidato da Francesca Davoli.