Ci sono animali che, per loro sfortuna, entrano nella mitologia, o nelle trame di fiabe, libri o film, come figure ‘negative' e questo ruolo che gli impongono di interpretare finisce per essere confuso con la loro vera identità.

Il lupo cattivo non è romano

Tra questi non possiamo che citare il lupo, il canide di cui tutti hanno paura, dipinto come ‘ammazza uomini' e associato spesso ad eventi negativi. Ma non è sempre stato visto così. Un esempio su tutti è la celebre figura della Lupa che nutrì Romolo e Remo, fondatori della città di Roma. La leggenda narra del ritrovamento, da parte di una lupa, di due bambini, prole di Rea Silvia e del dio Marte, abbandonati per paura che da adulti potessero vendicarsi del loro padre, scacciato ingiustamente dal trono. In questo caso l'animale fu considerato positivamente per la sua capacità di accudire due bambini che avrebbero poi segnato la storia del nostro mondo.

Saggezza nordica

Quello della Lupa di Roma non è però solo un simbolo di “bontà”, ma, in linea con la mitologia positiva di questo animale, è rappresentativo della forza e della tenacia di questo quattro zampe. Un esempio su tutti è Fenrir, un enorme lupo appartenente alla mitologia nordica che lo descrive dotato di intelligenza fuori del comune e in grado di parlare, insomma un avversario temibile sia per sue capacità fisiche che per quelle mentali.

Homo Homini Lupus

Allo stesso tempo però, queste doti attribuite al lupo, nella nostra cultura hanno assunto un valore negativo. Tanto da aggettivare questo animale come nella frase “Lupus est homo homini” di Plauto che successivamente da Hobbes fu tradotto come “stato di natura”, quell'atteggiamento egoista e istintivo dell'uomo che ricorderebbe il comportamento del lupo, tanto da dire che “l'uomo è un lupo per l'uomo”. Insomma si tratterebbe di un animale malvagio del quale avere paura, feroce al punto, come vogliono i Fratelli Grimm in “Cappuccetto Rosso”, di mangiarsi una nonna indifesa e, perché no, una dolce bambina.

Il confine tra mito e realtà

Non possiamo considerare il “Canis Lupus”, distinto dal “Canis Lupus Familiaris” sua sottospecie (il nostro cane), un animale domestico, eppure c'è chi si sorprende se questi canidi, presenti nel nostro territorio, si cibino delle greggi che incontrano. Ma la loro naturale propensione a procurarsi il cibo non gioca certo a loro favore: ogni anno, infatti, spiega il WWF, i bracconieri, tolgono la vita a 150/200 esemplari di lupo (sui 1.000 stimati presenti in Italia) utilizzando tagliole, veleni e armi da fuoco. Una sorte che non è destinata a cambiare se gli organi di competenza non si adopereranno per gestire meglio la situazione attuale che vede i soggetti in causa entrambi dalla parte della ragione: gli uni, i lupi, perché devono pur trovare da mangiare, e gli altri, gli allevatori, perché devono pur assicurare il loro lavoro. Ci troviamo in un contesto che è in netta contrapposizione con le politiche, come quelle attuate a più riprese in Europa a partire dagli anni '50, o quelle in Nord America, volte alla ripopolazione e alla lotta all'estinzione di questo animale che, se non adatto ad una vita con noi sul divano, ci ricorda comunque il nostro migliore amico a quattro zampe.

Ma chi è il lupo?

Il lupo appartiene alla famiglia Canidae, al genere Canis e alla specie Canis Lupus. Diffuso tra il Nordamerica, l'Eurasia e il Nordafrica, pesa tra i 43-54 kg, per i maschi, e il 36-38,5, per le femmine ed è il più grande della sua famiglia. Predatore d'eccellenza, ha un mantello che varia a seconda dell'età e delle stagioni e cui tono prevalente è bruno o fulvo con sfumature più chiare alle estremità, come testa, orecchie e zampe. Dalla vista e dall'udito molto sviluppato, è in grado di percepire le sue prede a grandi distanze, e può cacciare singolarmente così come in gruppo. Vive in branchi all'interno dei quali ad ogni individuo è assegnato un ruolo utile a garantire la sopravvivenza.