Le persone che camminano più velocemente hanno un’aspettativa di vita più lunga rispetto a coloro che invece si muovono ‘con calma’, insomma, per quanto riguarda la durata della nostra esistenza, non è vero che chi va piano va sano e va lontano. Vediamo insieme come gli scienziati siano giunti a questa scoperta e perché ci dimostra che il peso non conta sempre quando si parla di salute.

A passo svelto, lo studio. Per giungere alle loro conclusioni, gli scienziati hanno analizzato i dati relativi a 474.919 persone di età media 64,8 anni per gli uomini e 72,4 anni per le donne, considerando la loro andatura in passeggiata e il loro peso. Dai dati raccolti è emerso che ad allungare l’aspettativa di vita è proprio il passo svelto, anche nei soggetti sovrappeso ed obesi. Per la prima volta, uno studio è riuscito ad associare la velocità del passo con l’aspettativa di vita, anche quando i soggetti sono obesi o sovrappeso.

Cosa ci dice questo studio. Lo studio, spiegano gli scienziati, chiarifica la relativa importanza della forma fisica comparata con il peso corporeo quando si parla di aspettativa di vita, in altre parole, la ricerca suggerisce che forse più che il BMI, cioè l’Indice di Massa Corporea (e quindi il peso), ad essere un miglior indicatore dell’aspettativa di vita è la nostra forma fisica, intesa più come resistenza e capacità.

Conclusioni. Certo lo studio non ci suggerisce che obesità e sovrappeso facciano bene alla salute, ma semmai ci aiuta a concentrarci sulla nostra idoneità fisica per mantenerci in salute: quindi, ad esempio, quanti piani di scale riusciamo a fare prima di sentirci stanchi. Per aiutarci a stare meglio dunque il consiglio è quello di iniziare almeno a camminare a passo svelto.