Frank's Unique View of the World

Fu probabilmente quando il mondo si svegliò all’indomani della tragedia di Hiroshima, che Frank Oppenheimer capì come tra gli scienziati e il resto dell’umanità fosse calata una cortina di ferro, in anticipo rispetto a quella che di lì a poco sarebbe scesa sull’Europa, dividendola in due. Lui, Frank, era il fratello minore di Robert, che dirigeva il Progetto Manhattan a cui egli lavorava. Entrambi erano fisici nucleari. Frank prese tuttavia ben presto un’altra strada che lo avrebbe portato lontano dalla comunità degli apprendisti stregoni in cui si era ritrovato a far parte. La sua vocazione era un’altra: spiegare la scienza al grande pubblico, ai bambini, ai ragazzi, insegnando loro che la scienza, anche dopo la bomba atomica, non lavorava alla distruzione, ma al miglioramento della civiltà umana. E per farlo, Frank Oppenheimer inventò il primo museo scientifico di nuova generazione, un “science center” divenuto noto in tutto il mondo: l’Exploratorium di San Francisco.

Il fisico nucleare con il pallino del flauto

Avrebbe compiuto cento anni quest’anno, Frank Oppenheimer. Nato il 14 agosto 1912 a New York, la sua prima passione fu il flauto: divenuto eccellente flautista, pensò di intraprendere la carriera artistica ma il fratello maggiore, Robert, lo convinse ad abbracciare la causa della fisica, per cui anche Frank sembrava molto portato. Laureatosi infatti alla John Hopkins University, andò in Inghilterra per lavorare sulla radioattività naturale nei laboratori Cavendish, quelli del padre della fisica atomica, Ernest Rutherford, e poi fu all’Osservatorio di Arcetri, a Firenze, per studiare la fisica delle particelle elementari. Ritornato in America, conseguì il dottorato al California Institute of Technology specializzandosi nella radioattività artificiale, un settore di ricerca che di lì a poco si sarebbe rivelato di importanza fondamentale.

All’inizio degli anni ’40, uno sparuto manipolo di scienziati capitanati da Albert Einstein aveva convinto il presidente Roosevelt della necessità di concentrare imponenti risorse economiche, fisiche e umane nello sviluppo di un programma nucleare di tipo militare, prima della Germania nazista. J. Robert Oppenheimer assunse la guida di quello che sarebbe divenuto noto come il Progetto Manhattan, sviluppato in gran segreto nei laboratori di Los Alamos. Frank fece parte del progetto da esterno, mantenendo un incarico come ricercatore associato ai Radiation Lab dell’Università della California a Berkeley, e lavorando sulle tecnologie per la separazione degli isotopi. Alla fine, nel 1945, anch’egli dovette andare a Los Alamos di persona, in tempo per prendere parte attiva al Trinity Test, il primo esperimento nucleare della storia.

L'accusa di comunismo

Everyone Is Frank and K.C.

La capacità di morte e devastazione della bomba atomica lo convinsero a impegnarsi su fronti di ricerca diversi da quelli del fratello. Lasciò i progetti militari e si impegnò nello sviluppo dei primi acceleratori lineari di particelle insieme al premio Nobel per la fisica Luis Alvarez. Ma presto iniziarono le difficoltà. Dopo aver ottenuto, nel 1948, un incarico all’Università del Minnesota, divenendo uno dei pionieri dello studio dei raggi cosmici, Frank Oppenheimer dovette dimettersi sotto i colpi del Maccartismo. La “caccia alle streghe” del senatore McCarthy e della sua Commissione sulle attività antiamericane aveva messo in crisi anche il fratello maggiore, vittima di una drammatica inchiesta che lo estromise dai programmi nucleari negli anni successivi. Frank dovette abbandonare l’insegnamento e darsi all’allevamento di bestiame.

Il suo unico reato era quello di aver fatto parte del Partito comunista americano prima della guerra, tra il 1937 e il ’39, insieme alla moglie. All’epoca, a Pasadena, dove si trovavano, avevano cercato di far chiudere la piscina pubblica, che apriva ai neri solo il giovedì. Per lo spirito egalitario, pacifista e antirazzista di Frank, quella era un’intollerabile discriminazione. Ma per il resto degli Stati Uniti, si trattava di attività sovversiva. Così, lasciata l’università mise su un ranch e si dedicò all’insegnamento alla locale scuola superiore di Pagosa Springs, nel Colorado: si dimostrò un valido docente di biologia, chimica, fisica e in generale di scienza, scoprendo la passione per la divulgazione scientifica. Non era solo un teorico, ma anche un tecnico molto capace, che realizzava instancabilmente esperimenti con materiali di fortuna, dimostrando agli studenti le applicazioni pratiche di ciò che studiavano.

L'Exploratorium

exploratorium

Quando finalmente poté rientrare all’università, nel 1959, come docente all’Università del Colorado e direttore del programma di ricerca sulla fisica particellare delle alte energie, quel pallino della divulgazione non lo abbandonò. Durante un anno sabbatico in Europa, ebbe modo di visitare alcuni dei più importanti musei scientifici del tempo: quello del distretto di South Kensington, a Londra, il Deutsches Museum di Monaco e il Palais de la Decouverte di Parigi. Cominciò a convincersi del fatto che i musei scientifici e tecnologici potevano rivelarsi gli strumenti più adatti alla divulgazione verso le nuove generazioni, soprattutto in un periodo in cui, dopo lo smacco dello Sputnik, l’America aveva fame di scienza per colmare il divario e dimostrare di essere al passo con l’Unione sovietica.

Fu così che nel 1969 nacque a San Francisco l’Exploratorium. Non fu un’impresa facile, ma fin da subito fu definito dagli esperti del settore come il miglior museo scientifico del mondo. Aveva qualcosa di diverso da tutti gli altri musei della scienza: non c’erano solo oggetti in mostra, ma veri e proprio “exhibit”, esperimenti interattivi che stimolavano il visitatore a diventare protagonista della scienza, piuttosto che semplice osservatore. Il modello dell’Exploratorium sarebbe stato poi esportato in tutto il mondo con l’etichetta di “science center”, qualcosa di più di un museo: un vero e proprio centro della scienza aperto al grande pubblico, soprattutto a uso e consumo delle nuove generazioni. Fino alla sua morte, Frank Oppenheimer diresse l’Exploratorium guidando una delle più importanti istituzioni che avrebbe permesso agli Stati Uniti di far crescere intere generazioni di ingegneri, fisici, biologi, chimici, informatici e astronauti. Il suo motto “prego, toccate!” è una lezione che tutti gli insegnanti dovrebbero imparare, anche in Italia: e cioè che la scienza si comprende toccandola per mano, non imparandola a memoria.