Esiste un lievito che ha il profumo della rosa e che è in grado di contrastare le muffe cancerogene che contaminano gli alimenti come cereali, caffè, uva, cacao e vino, a scoprirlo sono stati gli scienziati dell’Università di Sassari che ci spiegano quali siano le conseguenze della loro ricerca. Vediamo insieme cosa c’è da sapere su lievito che sa di rosa e contrasta le muffe cancerogene.

Un lievito profumato che sa di rosa. Gli scienziati dell’Università di Sassari hanno studiato la possibilità di trovare un agente naturale che fosse in grado di contenere i parassiti e i funghi produttori di micotossine che contaminano gli alimenti e si sono concentrati su un lievito microscopico che ha lo stesso profumo delle rose e che inibisce la produzione di tossine cancerogene della muffa.

La guerra tra funghi e lievito. Dobbiamo sapere che le muffe che contaminano gli alimenti producono anche micotossine che sono cancerogene e che quindi devono essere contrastate, ma è necessario trovare una vita che poi a sua volta non sia tossica per la salute. Gli scienziati italiani hanno deciso allora di prendere in analisi un fungo, l’Aspergillus carbonarius, che produce ocratossina A, una micotossina che contamina alimenti come cereali, uva, vino, caffè, cacao, ed un ceppo selezionato di lievito che è in grado di inibire lo sviluppo della muffa e la produzione della tossina pericolosa, successivamente hanno lasciato che le colonie della muffa e del lievito si sviluppassero separatamente in ambienti chiusi ermeticamente permettendo così solo alle sostanze volatili prodotte dal lievito di agire.

Chi ha vinto? Dopo un anno di lavoro e di analisi di tutte le proteine della muffa, gli esperti hanno scoperto che il lievito è in grado di produrre una miscela di sostanza volatili che agiscono sull’Aspergillus inibendo le micotossine.

Perché è importante la scoperta. Quanto scoperto è importante perché permette di contenere i parassiti che provocano importanti perdite economiche nel settore dell’agricoltura sfruttando microorganismi che sono presenti in natura e che, cosa importantissima, sono privi di effetti indesiderati sia sull’uomo che sull’ambiente.

Lo studio, intitolato "A proteomic investigation of Aspergillus carbonarius exposed to yeast volatilome or to its major component 2-phenylethanol reveals major shifts in fungal metabolism", è stato pubblicato su International Journal of Food Microbiology.