Nella cannabis c’è un metabolita, il cannabidiolo, che comunemente conosciamo come CBD, che è in grado di ridurre l’aggressività, come dimostra un recente studio effettuato sui topi. Vediamo insieme come fa il CBD a ridurre l’aggressività influenzando l’attività del cervello e quali sono le dosi efficaci.

Topi aggressivi. Per giungere alle conclusioni, gli scienziati hanno effettuato diversi esperimenti su vari gruppi di topi nei quali era stata stimolata l’aggressività attraverso l’isolamento. Ad un primo gruppo sono stati somministrati 5 milligrammi di CBD per chilo, ad un secondo 15 milligrammi per chilo, ad un terzo gruppo 30 milligrammi per chilo,, ad un quarto gruppo 60 milligrammi per chilo e ad un quinto 60 milligrammi per chilo. L’esprimento ha incluso anche un gruppo di controllo a cui non è stato somministrato il cannabidiolo,.

I risultati. Dai dati raccolti è emerso che il cannabidiolo riusciva a ridere effettivamente il livello di aggressività dei topi e la cosa interessante è che incrementando la dose però, non riduceva l’aggressività, ma la quantità ideale era quella di 15 milligrammi per chilo. Per le dosi superiori, diversamente da quanto ci si potrebbe aspettare, gli effetti si invertono: il CBD insomma non riduce l’aggressività.

Ma come ci riesce? Il cannabidiolo riesce a ridurre la nostra aggressività poiché facilita l’attivazione di due recettori: il recettore 5-HT1A, cioè il recettore della serotonina (detta anche l’ormone della felicità e del buon umore), e il recettore CB!, che invece è il recettore degli endocannabinoidi.

Conclusioni. Ovviamente lo studio essendo stato effettuato sui topi non ci offre risultati di per certo validi sull’uomo, per quelli dovremo attendere successive ricerche.

Lo studio, intitolato “Cannabidiol attenuates aggressive behavior induced by social isolation in mice: Involvement of 5-HT1A and CB1 receptors”, è stato pubblicato su Progress in NeuroPsychopharmacology and Biological Psychiatry.