Ammalarsi di cancro non è una questione di sfortuna, ma di genetica, per questo la prevenzione continua ad essere fondamentale per ridurre il rischio di sviluppare tumori, questa è la conclusione a cui sono arrivati gli scienziati italiani che si sono inseriti con questo studio all’interno di un acceso dibattito nato da qualche anno in seguito ad una ricerca che, invece, attribuiva al caso la formazione della malattia. Vediamo insieme perché secondo gli scienziati italiani ammalarsi di cancro non è una questione di sfortuna e quale sia il ruolo dei nostri geni.

Cancro e sfortuna. Il cancro è ad oggi una malattia che colpisce sempre più persone e per la scienza è diventato fondamentale capire non solo come intervenire in termini di trattamento, ma anche, e soprattutto, comprendere quali siano le cause della formazione dei tumori: cioè cosa succede nel nostro corpo che porta ad ammalarci cancro? E cosa dobbiamo fare per ridurre questo rischio? Possiamo davvero fare qualcosa? Uno studio del 2016 sosteneva che la sfortuna, quindi la casualità, fosse la causa della formazione dei tumori, questa affermazione ha dato il via ad un acceso dibattito sulla questione e quindi sul valore effettivo della prevenzione.

Lo studio italiano sfata il mito della sfortuna. Partiamo con il dire che i tumori contengono due tipi di alterazioni riguardanti gli oncogeni, cioè i geni del cancro, che sono le mutazioni che causano cambianti nella struttura del gene stesso e le traslocazioni cromosomiche che possono causare la fusione di due geni. Parlando di traslocazioni, gli scienziati italiani spiegano che sono “la conseguenza di un particolare tipo di danno a carico del DNA, ossia la rottura della doppia elica”. Ma cosa da il via a questo processo? Analizzando le cellule sane e quelle tumorali del seno, gli esperti italiani hanno scoperto che né il danno del DNA, né le traslocazioni avvengono per caso nel genoma, ma scaturiscono in particolari momenti della loro attività. Questi geni chiamati in causa sono più lungi della media e sono inattivi, per quanto comunque abbiano il potenziale per diventarlo.

Cosa fa ‘scattare’ la formazione del tumore. Gli scienziati spiegano che la rottura del DNA da cui poi scaturisce la formazione del tumore “avviene nel momento in cui arriva un segnale che li fa accendere, ed è indispensabile perché possano ‘srotolarsi' e produrre l’RNA”. Questo significa che è possibile prevedere quali geni si romperanno con una precisione che è superiore all’85%. La rottura però non comporta per forza le traslocazioni. Insomma, l’attività di questi geni sotto accusa è controllata da segnali che arrivano dall’ambiente in cui vivono le cellule e che è a sua volta influenzato dall’ambiente in cui viviamo: questo come si traduce? La formazione del tumore non è casuale, ma è influenzata da fattori esterni, quindi la prevenzione è fondamentale.

Prevenire i tumori. Una certezza scientifica a cui sono giunti gli esperti è che il nostro stile di vita è dunque un elemento importante per prevenire il rischio di ammalarci di cancro: fare attenzione ai fattori di rischio ambientale ci permette dunque di prevenire il 40% dei tumori. Quali sono questi fattori di rischio? Fumo, alcol, obesità, inattività fisica, eccessiva esposizione al sole, una dieta ad alto contenuto in zuccheri e carni rosse o processate, e a basso contenuto di frutta, legumi e vegetali.

Sviluppi futuri. Lo studio italiano ci fa sapere inoltre che esiste la possibilità di studiare il meccanismo molecolare alla base delle traslocazioni e che potrebbe, in futuro, essere utilizzato come marcatore per identificare proprio il rischio di ammalarsi di cancro, o come bersaglio per lo sviluppo di farmaci più efficaci a prevenire. Ad oggi per non è ancora chiaro quale sia il segnale che fa scattare la formazione delle traslocazioni. Quindi per adesso, ciò che noi possiamo fare, è prevenire scegliendo uno stile di vita sano.

Lo studio, intitolato “Release of paused RNA polymerase II at specific loci favors DNA double-strand-break formation and promotes cancer translocations”, è stato pubblicato su Nature Genetics dagli scienziati dell’Istituto europeo di oncologia, dell’Università Statale di Milano e dell’Università Federico II di Napoli.