Un rivoluzionario test del sangue permette di identificare la presenza del tumore al seno in modo non invasivo e più rapidamente, la notizia arriva dagli scienziati tedeschi dell’Heidelberg University Hospital che ci spiegano nel dettaglio il funzionamento di questo metodo diagnostico considerato una pietra miliare nella lotta contro il cancro.

Dal seno al sangue. Gli scienziati spiegano di aver analizzato il sangue della donne malate di tumore e di aver rilevato la presenza di 15 diversi biomarcatori grazie ai quali è possibile diagnosticare la presenza dei tumori, anche più piccoli.

Biopsia liquida. Nello specifico, gli esperti spiegano che l’esame del sangue è basato su un’innovativa procedura di biopsia liquida in grado di identificare la presenza della malattia senza essere invasivo. “Il test del sangue sviluppato dal nostro team di ricerca è un modo nuovo e rivoluzionario per rilevare il cancro al seno in modo non invasivo e rapidamente utilizzando biomarker nel sangue. La nuova procedura basata sul sangue è significativamente meno stressante per le donne, perché non è né dolorosa né associata all'esposizione alle radiazioni”, ha dichiarato il professore e medico Christof Sohn.

A chi è rivolto questo test. Questa biopsia liquida può essere eseguita sulle donne di tutte le età ed è particolarmente vantaggiosa per le under 50 o coloro che sono a rischio, inoltre è fondamentale per le pazienti che, a causa del tessuto mammario denso, ad esempio, potrebbero non ottenere risultati significativi dalle mammografie o da altri test convenzionali.

Conclusioni. L’esame del sangue in questione per ora è stato testato su 2.000 pazienti e i test stanno ancora proseguendo e i risultati mostrano una sensibilità dell’ 86% per le pazienti under 50 e del 60% per quelle over 50. Ovviamente questo test del sangue non va a sostituire gli attuali metodi di diagnosi, ma in futuro potrà rappresentare una vera e propria rivoluzione in questo settore poiché una diagnosi precoce implica una maggior probabilità di guarigione.

Il futuro. Gli scienziati sottolineano inoltre che in futuro questi biomarcatori potranno essere utilizzati per rilevare metastasi o recidive più velocemente e fornire informazioni utili sull’andamento del trattamento o l’eventuale resistenza alla terapia.