Dall'1 gennaio 2018 in tutta Italia è obbligatorio utilizzare sacchetti di plastica biodegradabile e compostabili per pesare e imbustare al supermercato o nelle botteghe sotto casa frutta, verdura, carne, pesce, pane e uova. Lo ha stabilito la legge, o meglio il cosiddetto Decreto Mezzogiorno, secondo il quale i bioshopper devono diventare l'imballaggio primario per i prodotti di gastronomia, andando a sostituire le buste ultraleggere in plastica con spessore inferiore ai 15 micron, che utilizzavamo solitamente per pesare gli alimenti, nel rispetto dello standard internazionale UNI EN 13432. Una decisione, questa, amica dell'ambiente e a favore della lotta all'inquinamento atmosferico e dei mari, ma che ha fatto infuriare, e non poco, i consumatori che hanno parlato di "tassa sulla spesa", dal momento che questi nuovi sacchetti saranno a pagamento: ogni esercente potrà, infatti, vederli a un prezzo compreso tra 1 e 5 centesimi. Chi di loro non rispetterà la nuova normativa, rischierà multe salate. Ma di cosa si tratta nello specifico?

Cosa sono e come sono fatti i bioshopper

Quando si parla di bioshopper ci si riferisce a dei sacchetti di plastica biodegradabile, compostabile e riciclabile, utilizzati per il trasporto degli alimenti. Questo tipo di materiale, impiegato per la realizzazione dei prodotti più diversi, non solo per le buste della spesa, deriva da materie prime vegetali rinnovabili annualmente. Il tempo di decomposizione è di qualche mese in compostaggio, contro i 1000 anni richiesti dalle materie plastiche sintetiche derivate dal petrolio. Le bioplastiche che si trovano sul mercato sono composte soprattutto da farina o amido di mais, grano o altri cereali. Oltre ad essere biodegradabili, hanno anche il pregio di rendere fertile il terreno sul quale vengono depositate. Dopo l'uso, consentono persino di ricavare concime fertilizzante dai prodotti realizzati, come biopiatti, biobicchieri, bioposate, e di impiegarlo per l'agricoltura, perché, a differenza di quelli in polietilene e polipropilene, si decompone naturalmente sul terreno.

L'inquinamento da plastica: allarme per il suolo e i mari

La plastica è tra i maggiori responsabili dell'inquinamento del suolo ma anche e soprattutto dei nostri mari e degli altri corsi d'acqua, dai laghi ai fiumi (il cosiddetto marine litter). Non solo enormi quantità fluttuano in superficie, ma tantissimi prodotti realizzati con questo materiali restano imprigionati anche in profondità e non sono dunque visibili a occhio nudo. Secondo alcuni esperti, la massa di plastica galleggiante sugli oceani dovrebbe essere tra le 93.300 e le 236 mila tonnellate. Numeri, questi, che aumentano di anno in anno, a causa dell'alta durabilità nel tempo di questo materiale, sempre più utilizzato per dare vita agli oggetti più diversi, tra cui proprio i sacchetti per la spesa. Soltanto in Europa, come riscontrato dagli ultimi dati diffusi dall’EPA, si stima un consumo annuo di 100 miliardi di buste di plastica, di cui una parte finiscono direttamente in mare e sulle coste. Secondo l’International Coastal Cleanup, nel Mediterraneo tra il 2002 e il 2006 le buste di plastica sono risultate essere il quarto rifiuto più abbondante dopo sigarette, mozziconi e bottiglie

Italia virtuosa e all'avanguardia: le leggi approvate

A dire il vero, tra i paesi dell'Ue l'Italia è tra i più virtuosi per quanto riguarda il tema dell'inquinamento da plastica ed in particolare dei sacchetti per la spesa. Il nostro Parlamento è infatti stato il primo ad approvare nel 2011 la legge contro gli shopper non compostabili. Ad oggi, come riferisce Legambiente, anche se la misura non è del tutto rispettata, c’è stata una riduzione nell’uso di sacchetti del 55%. Se fosse esteso a tutti i Paesi del Mediterraneo e non solo, i risultati in termini sarebbero molto più rilevanti. Un ulteriore passo in avanti è rappresentato, nelle intenzioni dei legislatori, dall'ultima norma riguardante i bioshopper per pesare e imballare frutta, verdura e altri prodotti alimentari e di macelleria, nonostante le polemiche nate sui social perché queste buste sono a pagamento, e obbligatorie, a partire dall'1 gennaio 2018.

L’articolo 9-bis della legge n.123/2017, il cosiddetto Decreto Mezzogiorno, prevede che le borse di plastica non possano essere distribuite a titolo gratuito e a tal fine il prezzo di vendita per singola unità debba risultare dallo scontrino o fattura d’acquisto delle merci o dei prodotti trasportati. Mentre il Codacons accoglie i timori dei consumatori, parlando di una "tassa sulla spesa" e di "stangata per le famiglie", Legambiente usa toni più moderati. "L'innovazione – ha detto Stefano Ciafani, direttore generale dell'associazione ambientalista – ha un prezzo ed è giusto che i bioshopper siano a pagamento, purché sia garantito un costo equo che si dovrebbe aggirare intorno ai 2/3 centesimi a busta". Si ricorda però che sulle nuove buste con cui si trasporteranno ad esempio verdura o pane ci sarà incollata l'etichetta con il prezzo termico che non è compostabile e dunque andrà accuratamente tolta. Inoltre, per questioni igieniche non si potrà portare il proprio sacchetto da casa.