Da un lato, le proteste di genitori ed educatori di nidi e materne perché i bambini non torneranno negli asili prima di settembre, dall’altro le preoccupazioni per le prospettive di una riapertura anticipata, forse già a giugno, in quelle zone dove la situazione epidemiologica sta evolvendo al meglio. Nella Provincia di Trento si discute in queste ore un protocollo di sicurezza che prevede, oltre a sanificazioni e distanziamento sociale, anche la possibilità che per i bambini, così come per il personale, ci sia l’obbligo di indossare sempre la mascherina. I bimbi saranno divisi in piccoli gruppi, forse fino a dieci per insegnante, e ogni gruppo avrà i suoi giochi, che saranno frequentemente igienizzati. Ma il nodo principale è sull’uso della mascherina, anche perché è praticamente impossibile assicurare che i piccoli non se la tolgano mai durante la giornata. Ma qual è l’importanza della mascherina nei bambini? E quali sono i rischi cui vanno incontro? Lo abbiamo chiesto al dott. Riccardo Lubrano, professore associato del Dipartimento di Pediatria dell'Università degli Studi “La Sapienza” di Roma e direttore dell’Unità Operativa Complessa di Pediatria e Neonatologia del Polo di Latina, presidente della Società Italiana di Medicina di Emergenza Urgenza Pediatrica (SIMEUP).

Allora Professore, quali sono i rischi della malattia da coronavirus nei bambini?

Fortunatamente, l’infezione nel bambino non è grave e difficilmente il bambino ha mostrato una sintomatologia importante. La comparsa di sintomi più gravi è stata segnalata in casi sporadici, con un numero di malati gravi in età pediatrica non significativo. Al contrario, un dato abbastanza importante di questi mesi di chiusura è relativo alla riduzione delle normali patologie pediatriche, forse dovuta al fatto che, stando in casa e non in comunità, sono diminuite le occasioni di infezione. Per queste patologie sono anche calati gli accessi al pronto soccorso, aumentando invece quelli per lesioni da trauma, magari perché i bambini in casa hanno sfogato tutta la loro energia.

Il problema di quest’infezione è un altro perché, nella maggior parte dei casi, il bambino è asintomatico. Per cui, più che per il bambino stesso, il pericolo può essere per i genitori e per i nonni che vivono in casa. Del resto, una problematica di quest’epidemia sta proprio nell’individuare efficacemente i cosiddetti portatori sani. Per farlo, servirebbe una sorveglianza continua della diffusione del virus, in quanto si può essere positivi anche senza manifestare i sintomi dell’infezione.

Qui nel mio territorio, abbiamo avuto circa 20 bambini infetti e, come sintomatologia, in appena 2-3 hanno avuto al massimo una febbre. La gran parte dei casi è stata accertata solo perché in famiglia c’erano adulti che erano stati ricoverati per l’infezione e, attraverso lo screening familiare, abbiamo individuato anche i bambini portatori del virus. Però, sinceramente, se dovessi incontrali per strada, direi che stanno bene.

Qual è l’importanza della mascherina nei bambini?

La mascherina è utile perché il bambino non si infetti e non porti l’infezione in casa. E ovviamente, nel caso della ripartenza delle scuole, anche all’insegnante e alle altre persone. È però difficile pensare che il bambino non tolga mai la sua mascherina perché, ad esempio, ci sarà un momento in cui sentirà caldo oppure vorrà bere dell’acqua, e poi la dovrà rimettere. Non sarà facile e servirà un lavoro significativo da parte degli insegnati e delle stesse famiglie per far capire al bambino come tenere la mascherina. Si dovrà quindi spiegare che la mascherina è importante perché, altrimenti, si può portare l’infezione agli altri e tante persone potrebbero stare male.

Non sarà semplice perché dovremo cambiare l’ambito culturale e, ritengo ancora più difficile, cambiare i modelli di socializzazione perché, pensare che i bambini abbiano solamente giochi a distanza, è una situazione molto complessa. Fino a pochi mesi fa ci siamo battuti sul fatto che i bambini socializzassero con il gioco mentre adesso dovremo insegnare loro un tipo di socializzazione diversa e fatta con giochi diversi. Non sarà facile anche perché, per natura di noi italiani, abbiamo una comunicazione fatta di abbracci e saluti che è molto diversa da quella di tanti altri Paesi. Ad ogni modo, se l’infezione andrà costantemente diminuendo, anche certe misure dovranno probabilmente essere alleggerite. Ovviamente, speriamo tutti che il calo di contagi continui con il trend attuale, anche se è difficile dire come evolverà questa situazione.

Ammesso che, per poter tornare alla materna, i bambini debbano usare sempre la mascherina, per quanto tempo potranno indossarla senza incorrere in “effetti collaterali” magari perché respirano troppa anidride carbonica?

È difficile pensare a un bambino con la mascherina per tante ore e, come detto, non sarà facile farla indossare, soprattutto ai più piccoli, perché tenderanno a levarla. Ovviamente c’è bambino e bambino, e molto dipenderà anche da come la famiglia affronterà l’argomento. Non è certo semplice convincere il bambino a stare con la mascherina e, più è piccolo, più questo diventa difficile.

Con il caldo, può dare qualche fastidio cutaneo in più ma, se ci riferiamo all’anidride carbonica inspirata, o meglio, allo scambio d’aria con l’esterno e alla resistenza respiratoria, ci sono degli accorgimenti che permettono al bambino di respirare bene. Le faccio un esempio. Quando c’è stata la guerra in Kuwait, alla popolazione vennero distribuite maschere antigas e il problema era che i bambini non ce la facevano a respirare attraverso certi filtri. In quell’occasione, vennero creati dei filtri particolari che permettevano al bambino di scambiare correttamente.

Allo stesso modo, si potrà quindi dare al bambino una mascherina idonea, come una KN95, che sarebbe l’equivalente della nostra FFP2, dotata di un filtro e una valvola per far uscire l’aria espirata. Rispetto a una mascherina totalmente chiusa, questa può quindi permettere di mandare all’esterno l’aria, quindi l’anidride carbonica. Chiaramente, dopo averla utilizzata una giornata a scuola, andrà buttata e sostituita con una nuova, perché non sarà più efficiente.

Tornando all’infezione nei bambini, si parla molto di un legame tra Covid e malattia di Kawasaki. Cosa ne pensa?

Sono stati segnalati casi di sindrome di Kawasaki o Kawasaki simile, ma anche di eritema cutaneo che, comunemente, si chiamano geloni. In realtà, un legame stretto tra Covid-19 e queste patologie non è stato trovato dal momento che i bambini con queste manifestazioni, per i quali è stato anche rilevato un tampone positivo, sono pochissimi. In alcuni centri, in particolare in alcune zone più colpite dall’epidemia, si è verificato un aumento di incidenza di queste patologie ma è stato anche rilevato che i bambini con sintomi di Kawasaki o simil-Kawasaki in cui è stata realmente testimoniata l’infezione da coronavirus erano pochi, per cui non è facile dimostrare effettivamente qual è il legame con l’infezione.

Da ricercatore, la mia difficoltà è dire che osserviamo un aumento di incidenza di queste patologie solo perché c’è il Covid. E, in parte, ho anche un po’ di diffidenza verso queste osservazioni. Sarebbe come dire che in un anno abbiamo tante polmoniti in più, un altr’anno abbiamo tante bronchioliti in più… solo per una determinata circostanza. C’è una correlazione effettiva o è semplicemente una casualità? Certo, i casi vengono segnalati ma, dimostrare un nesso stretto, non è semplice scientificamente.

Cosa consiglia ai genitori?

L’eventualità di un’infezione nel bambino non è un problema così tremendo come nell’adulto o nell’anziano perché, come detto, il bambino è asintomatico nella maggior parte dei casi. C’è certamente questo dilemma sull’uso della mascherina, principalmente più per la prevenzione della famiglia che per la salute stretta del bambino.

In un momento così particolare, se sappiamo per esempio di dover andare insieme al bambino al supermercato oppure in un luogo chiuso e potenzialmente infetto, indossare la mascherina è l’unica cosa che possiamo fare rispetto a una malattia di questo genere. Ovviamente, serve prestare particolare attenzione all’igiene, per cui bisogna insegnare al bambino a lavare bene le mani così come si insegna a spazzolare i denti, e farle lavare frequentemente.

Mascherina anche se gioca all’aperto?

All’aperto, se gioca da solo, magari no. Ma nel momento in cui ha contatti con gli altri perché, ad esempio, al parco gioca con le altalene o a pallone con gli altri bambini, torniamo al discorso della scuola, per cui è necessario l’uso della mascherina.

Teme una seconda ondata?

È la paura di tutti rispetto a una malattia nuova e che non conosciamo. Non sappiamo se arriverà, potrebbe esserci ad esempio ad ottobre ma non possiamo neppure escludere che si verifichi adesso, con la fine del lockdown. Per adesso, bisognerà vedere cosa accadrà in queste settimane con l’allentamento delle misure e continuare a monitorare attentamente la situazione di giorno in giorno. Questa è la cosa più onesta che possa dire.

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