L’azitromicina, uno degli antibiotici più impiegati nel trattamento delle infezioni batteriche, indicato nelle infezioni causate da microrganismi sensibili a questo principio attivo, può essere utile nella cura dei pazienti con Covid-19? A riportare l’attenzione sull’uso di questo farmaco è Massimo Galli, direttore del reparto di Malattie Infettive dell’ospedale Sacco di Milano e voce tra le più ascoltate di questa pandemia che su Twitter ha spiegato di ricevere “continue richieste sull’uso dell’azitromicina nelle persone con Covid-19”. La sua risposta è un palese “no” dal momento che, spiega nel suo post, “non vi è alcuna prova della sua efficacia” nel trattamento delle infezioni virali e, dunque, nella cura delle infezioni provocate dal virus Sars-Cov-2.

L’antibiotico azitromicina serve (o no) nella cura dell’infezione da coronavirus

Alcune fonti indicano tuttavia l’azitromicina come utile nella cura di Covid-19. Affermazioni che arrivano da alcuni studi in vitro e in vivo che – oltre alla proprietà antibatterica degli antibiotici appartenenti alla famiglia dei macrolidi di cui fa appunto parte l’azitromicina – , dimostrano che i macrolidi mitigano l’infiammazione e modulano il sistema immunitario. “In particolare – si legge nel sito dell’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) – i macrolidi si sono mostrati in grado di causare la downregulation delle molecole di adesione della superficie cellulare, ridurre la produzione di citochine proinfiammatorie, stimolare la fagocitosi da parte dei macrofagi alveolari e inibire l’attivazione e la mobilizzazione dei neutrofili”.

In parole più semplici, gli antibiotici della famiglia dei macrolidi che sono autorizzati per il trattamento delle infezioni di alte e basse vie respiratorie (come sinusite, faringite, tonsillite, ma anche bronchite e polmonite di grado lieve o moderatamente grave), delle infezioni odontostomatologiche, delle cute e dei tessuti molli, delle uretriti non gonococciche e delle ulcere molli, possono esercitare anche effetti antinfiammatori e immunomodulatori. Tuttavia, nessuno di questi studi ha permesso di trarre conclusioni definitive circa la sua efficacia nel trattamento dei pazienti con Covid-19.

In mancanza di tali prove, l’Aifa non raccomanda l’uso di azitromicina, da sola o associata ad altri farmaci – con particolare riferimento all’idrossiclorochina – per la cura di Covid-19 se non in caso di eventuali infezioni batteriche concomitanti. “Nessuno studio – spiega l’ente regolatorio italiano – consente di trarre conclusioni definitive e tutti suggeriscono l’urgente necessità di studi randomizzati”. 

Effetti collaterali e reazioni avverse

Premessi quindi i motivi per cui l’azitromicina non è indicata nell’infezione da coronavirus, occorre sottolineare quali sono i rischi in termini di reazioni avverse dovuti all’azitromicina. Anche in questo caso il monito del professor Galli lascia poco spazio a interpretazioni. “L’impiego improprio e non necessario di una terapia antibiotica può causare danni”. Ma quali? Come tutti i farmaci, anche l’azitromicina può infatti causare effetti indesiderati più o meno gravi, tra i quali insufficienza epatica grave (il farmaco non deve infatti essere somministrato ai pazienti affetti da grave danno epatico) e  il rischio di insorgenza di aritmie (i prolungamento dell’intervallo QT, in particolare nei pazienti ad alto rischio per effetti cardiaci.

Altre controindicazioni ed indesiderati comprendono ipersensibilità e disturbi gastrointestinali. Raramente sono segnalate reazioni allergiche gravi, tra cui edema angioneurotico e anafilassi. Come tutti gli antibiotici utilizzati nel trattamento delle infezioni antibatteriche vi è inoltre il rischio di resistenza, il fenomeno per cui i batteri possono diventare resistenti a quel farmaco. In tal senso, l’azitromicina e in generale tutti gli antibiotici devono essere utilizzati solo su prescrizione del medico ed è essenziale che vengano assunti per il tempo necessario e le dosi prescritte esclusivamente per il trattamento delle infezioni causate da batteri.