Essere in forma, significa essere sani e vivere più a lungo. Questo è ciò che ci viene spesso ripetuto e che ci porta a seguire un'alimentazione equilibrata, ad iscriverci in palestra e ad evitare di ingrassare oltre un certo limite. Secondo i ricercatori della University of Copenhagen che, sul Journal of the American Medical Association (JAMA), hanno pubblicato lo studio intitolato “Change in Body Mass Index Associated With Lowest Mortality in Denmark, 1976-2013”, quello che oggi è un BMI che indica una persona con un buono stato di salute è maggiore rispetto a quello di 40 anni fa.

I ricercatori spiegano che “l'incremento del rischio di morte associato all'obesità, comparato con un normale peso corporeo, è diminuito dal 30% tra il 1976 e il 1978 allo 0% tra il 2003 e il 2013”. In pratica, spiegano gli scienziati, il BMI (Indice di Massa Corporea) ritenuto ideale per ridurre al minimo il rischio di morte era di 23.7 nel 1976, 24.6 tra il 1991 e il 1994 e di 27 tra il 2003 e il 2013, cifre superiori o inferiori (quindi obesità o sottopeso) sono invece da considerarsi pericolose per la salute poiché incrementano le probabilità di morte.

Ora, se consideriamo che, secondo gli standard attuali, un BMI compreso tra i 25 e i 29.9 rappresenta le persone sovrappeso, mentre quelle normopeso hanno un BMI tra 18.5 e 24.5, e che un BMI 27 è quello ritenuto ideale per i ricercatori per ridurre al minimo il rischio di morte per questioni legate alla salute fisica, se ne deduce che, per il nostro presente, avere qualche chilo di più non solo non farebbe male alla salute, ma, anzi, incrementerebbe le probabilità di evitare disturbi come il diabete o malattie cardiovascolari. In pratica, per quanto possa suonarci assurdo, essere sovrappeso oggi sarebbe meno pericoloso che esserlo negli anni '70 e sarebbe addirittura meglio che essere in linea. Insomma, la pancetta, purché non sfoci nell'obesità, sarebbe quasi salutare.