I ricercatori vorrebbero sperimentare l'ecstasy sugli umani per capire se possa essere utilizzata per curare alcune malattie come l'autismo o il Disturbo Post Traumatico da Stress per le quali ancora non è disponibile un trattamento efficace e che necessitano di studi che possano spiegare meglio il comportamento del cervello nei pazienti che ne soffrono. Per riuscire nell'obiettivo, gli scienziati hanno raccolto le loro motivazioni all'interno della pubblicazione intitolata “MDMA as a Probe and Treatment for Social Behaviors” e disponibile su Cell.

Cos'è l'ecstasy? Conosciuta anche come MDMA, è una metamfetamina che ha un forte effetto empatico, è definita infatti un “empatogeno”, perché stimola chi ne fa uso ad entrare maggiormente in contatto con le emozioni altrui e con la capacità di esprimere le proprie. Proprio queste caratteristiche della sostanza potrebbero aiutare i pazienti autistici che, diversamente, incontrano difficoltà a mostrare ciò che sentono e ad entrare in contatto con le emozioni del proprio interlocutore.

Già altri studi in passato hanno permesso di giungere alla conclusione che giuste dosi di ecstasy assunte in contesti protetti possono avere un effetto terapeutico su coloro che soffrono di disturbo post traumatico da stress e autismo. Per questo gli scienziati insistono sul voler avere più libertà per testare questa droga che però, visto che rientra tra quelle considerate “pericolose” soprattutto per il loro alto rischio di dipendenza, è soggetta a grandi restrizioni anche in campo medico sperimentale.

Secondo gli scienziati, è possibile somministrare quantità appropriate e controllate di MDMA, in contesti sicuri in cui monitorare le condizioni cliniche e la connettività funzionale, e riuscire così ad osservare le reazioni del cervello per capire come sfruttare questa sostanza che non dovrebbe essere considerata unicamente una droga, ma un'opportunità scientifica. Purtroppo per capire se davvero l'ecstasy potrà aiutare chi soffre di disturbi come l'autismo dovremo aspettare ancora.