Sono passate poco più di 24 ore da quando si sono aperti i cancelli del Festival della carne di cane di Yulin, un evento che raccoglie critiche da tutto il mondo e che vede gli attivisti cinesi e non impegnati in questi momenti a liberare i cani destinati al macello e costretti in condizioni di vita al limite della sopravvivenza. L'ultimo, solo in ordine di tempo, a raccontarci quale sia lo stato di malessere in cui si trovano questi animali è Marc Ching, un uomo che sulla sua pagina Facebook ha postato un video in cui mostra le fasi di salvataggio di un gruppo di cani destinati a morte certa.

1.000 sarebbero i cani recuperati nel primo giorno di festival grazie a Ching, fondatore della Animal Hope and Wellness Foundation che dedica la sua vita al salvataggio e alla liberazione dei migliori amici dell'uomo allevati per il macello. Un'azione economicamente importante, Ching infatti non ruba i cani, ma li acquista e dona a loro una seconda possibilità introducendoli in rifugi e luoghi in cui potranno vivere felicemente (per chi volesse è possibile effettuare una donazione per aiutare il lavoro della fondazione). “Questi cani sono nostri fratelli. Sono nostre sorelle. Sono nostri padri e madri. Sono bambini. Loro si meritano una possibilità.”, queste sono le parole da lui utilizzate nel post allegato al video e ancora “Mille respiri che sarebbero morti nell'oscurità. Mille vite che avrebbero sanguinato come il sangue che copre il pavimento”.

Le azioni compiute da quest'uomo, così come quelle portate avanti dalla Humane Society International impegnata nell'acquisto e nella liberazione dei cani di Yulin, sono di grande esempio e stimolo per tutti coloro che da anni si battono contro questo Festival e che sperano di ottenere da parte del governo cinese uno stop definitivo.

Ricordiamo che il Festival del litchi e della carne di cane di Yulin inizia ogni anno il 21 giugno e ha lo scopo di celebrare l'arrivo dell'estate attraverso il consumo, appunto, di carne di cane. Gli animali destinati al macello sono costretti per giorni all'interno di gabbie di metallo senza cibo o acqua e, quando giunge il loro momento, vengono uccisi con metodi dolorosi, scuoiati vivi e messi in acqua bollente.

Le comprensibili critiche al Festival di Yulin dovrebbero aiutarci ad empatizzare non solo con questi cani, ma anche con tutti gli altri animali che, nel resto del mondo (come nei nostri allevamenti intensivi), vivono in condizioni simili, stipati, imbottiti di farmaci, in contesti sovraffollati e condotti alla morte per finire sulle nostre tavole.

[Video e foto di Marc Ching]