Condizioni sempre più estreme, con ondate di calore sempre più lunghe ed intense e piogge molto più abbondanti. Lo indicano le nuove proiezioni di Meteo France che, in collaborazione con l’Istituto Pierre Simon Laplace (IPSL) e il Centro europeo di ricerca e formazione avanzata in informatica scientifica (Cerfacs), ha analizzando trenta simulazioni climatiche, pubblicando un vasto report che mostra quale sarà l’impatto del riscaldamento globale secondo tre scenari di emissioni. “Tutte le osservazioni raccolte su scala planetaria confermano un'accelerazione del cambiamento climatico” indica Virginie Schwarz, Presidente e Ceo di Meteo France.

Condizioni sempre più estreme e rischio estate a 50 °C

I modelli climatici preannunciano che, entro la fine del secolo, il pianeta sarà mediamente più caldo di 4 °C rispetto alla fine del ‘900, con conseguenze devastanti anche Francia, dove le temperature potrebbero aumentare anche di 6 °C in estate. Se non si interverrà per limitare le emissioni, le medie d’Oltralpe potrebbero aumentare di 2,1 °C nello scenario intermedio e fino a 4,9 °C nello scenario peggiore, con ondate di calore sempre più intense e numero di giorni al di sopra delle medie estive che potrebbe raddoppiare nello scenario più ottimistico, fino ad essere moltiplicato per dieci nello scenario peggiore. Le estati diventerebbero dunque più torride, con picchi di 50 °C sempre più frequenti e ondate di calore che si estenderebbero per un periodo di oltre uno o due mesi consecutivi.

Aumento delle temperature medie in Francia in tre scenari di emissioni (Representative Concentration Pathways, RCP) / Drias 2020
in foto: Aumento delle temperature medie in Francia in tre scenari di emissioni (Representative Concentration Pathways, RCP) / Drias 2020

In tutti gli scenari di emissioni, il riscaldamento potrebbe essere più marcato in montagna, con proiezioni regionalizzate che mostrano un aumento della temperatura media annua fino a 6 °C in alcune zone delle Alpi e dei Pirenei. La neve potrebbe diventare gradualmente più scarsa sotto i 1.700 metri e, nella maggior parte delle zone, non ci sarebbero più gelate durante l’inverno.

Secondo gli esperti, il numero di “notti tropicali”, ovvero quando la temperatura non scende sotto i 20 °C, potrebbero aumentare a “90 giorni nelle zone più esposte”. Verrebbero risparmiate solo le zone di montagna e la costa della Manica, dove potrebbero comunque verificarsi dalle 30 alle 50 notti tropicali l’anno. Tutto ciò a fronte del continuo aumento delle emissioni, con un incremento della siccità dal 30 al 50% negli scenari di gas serra medi e alti. Sebbene ci siano delle “incertezze” nel prevedere gli eventi meteorologici estremi, i ricercatori avvertono precipitazioni del 40% più abbondanti in inverno, con la possibilità di un aumento di intensità delle piogge estreme o forti venti nell’area nord-orientale del Paese.