20 Ottobre 2016
14:20

Aids, un italiano su due scopre di essere malato quando ormai è troppo tardi

In Italia, una persona su due scopre di avere l’AIDS quando la sindrome è ormai allo stadio avanzato. Il 15% dei malati invece non sa di essere stato infettato.
A cura di Zeina Ayache

Ci sono malattie per le quali la tempestività della diagnosi è fondamentale per sperare in una maggiore efficacia del trattamento, tra queste c'è sicuramente l'Aids, causata dal virus HIV. Per la sindrome da immunodeficienza acquisita, l'AIDS appunto, prima ci si inizia a trattare, maggiori sono le possibilità di godere di una qualità della vita pari a quella di chi soffre di altre condizioni croniche come, ad esempio, il diabete. Insomma, se ad oggi l'AIDS non è ancora curabile, esistono però farmaci che bloccano la replicazione del virus dell'HIV riuscendo a mantenere stabile il paziente, ma, per sfruttare tutte le potenzialità di questi medicinali la diagnosi precoce è basilare.

A questo proposito, gli specialisti riuniti in occasione del Congresso Internazionale della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit) fanno sapere che, purtroppo, il 15% degli italiani infettati dal virus dell'HIV non è consapevole. Ma non è tutto. Addirittura una diagnosi su due è tardiva, questo significa che il paziente scopre di essere malato quando ormai l'infezione ha raggiunto uno stadio avanzato e quindi i trattamenti disponibili risultano meno efficaci.

Nel nostro Paese sono 90.000 le persone in terapia o in contatto con centri specializzati, ce ne sarebbero però altri 20.000/30.000 che, per quanto malati, non ne sono consapevoli. Tra i 4.000 nuovi casi annuali, quasi il 50% scopre di aver contratto il virus dell'HIV quando la sindrome ha già raggiunto uno stadio avanzato. Risulta dunque sempre più importante l'attenzione da parte dei cittadini stessi verso il proprio stato di salute, per questo si consiglia, oltre all'utilizzo di profilattici per praticare sesso protetto, di sottoporsi ad esami del sangue regolari.

I ricercatori spiegano che un altro tema decisivo di questi ultimi anni riguarda l'estensione di terapia con farmaci anti Hcv ad azione diretta al maggior numero possibile di persone con coinfezione HIV-HCV (Epatite C) visto che attualmente invece godono di questo “privilegio” solo coloro che presentano una malattia epatica in stadio avanzato.

[Foto copertina di PublicDomainPictures]

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