Il diritto alle cure e quindi alla vita, questo è ciò che veniva chiesto 16 anni fa in occasione dell'edizione sudafricana della Conferenza internazionale sull'AIDS che riunisce quasi 200 Paesi dal 1985 per discutere sul presente e il futuro di questa malattia e che, nel 2000, raggiunse Durban dove si trova anche oggi per celebrare l'edizione del 2016. In questi anni è stato percorso un lungo viaggio iniziato con la volontà di rompere il silenzio e di permettere alla popolazione sudafricana fortemente colpita dal virus di ottenere le adeguate cure. Adesso l'accesso alle terapie antiretrovirali, la maggior informazione e attenzione e l'adeguata educazione hanno modificato il presente della gente che può sperare in futuro ancora migliore. Ma non è ancora finita, anzi.

Ci troviamo a metà strada tra il buio del 2000 di Durban e la luce del 2030, anno in cui si spera di mettere la parola fine all'AIDS, un obiettivo questo a cui tiene molto anche lo stesso segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, che in occasione dell'apertura della conferenza ha dichiarato “Come comunità globale, dobbiamo muoverci in fretta e con decisione per riuscire a raggiungere il traguardo che ci aiuterà a fermare questa epidemia”. Un traguardo importante certo, ma che ancora sembra lontano se calcoliamo che più della metà delle persone con HIV non ha accesso ai trattamenti, mentre sono 17 i milioni di pazienti sotto cura.

Il tema di quest'anno è infatti “Access Equity Rights Now” e sottolinea la volontà di proseguire sulla strada dell'accessibilità, ricordando l'importanza della prevenzione e della ricerca, ma anche la necessità di leggi e politiche a tutela di tutti coloro che sono maggiormente a rischio di contrarre il virus.

La conferenza, iniziata il 18 luglio, andrà avanti fino al 22 e vedrà, tra gli speaker, anche Charlize Theron che con il suo Charlize Theron Africa Outreach Project aiuta da anni la comunità cercando di informare ed educare alla prevenzione e offrire le terapie necessarie ai malati.

Anche l'Organizzazione Mondiale della Sanità è intervenuta al meeting proponendo quattro sfide internazionali:

  • Prevenzione – nel 2015 i nuovi infetti sono stati 2,1 milioni. Prevenire è meglio che curare, non è solo un modo di dire soprattutto quando si parla di una malattia come l'AIDS che potrebbe essere evitata anche solo con l'uso dei preservativi.
  • Cure – l'assunzione di farmaci antriretrovirali si è dimostrata efficace nei pazienti a cui è stato diagnosticato l'HIV, quindi l'OMS spinge per procedere su questa strada, anche se, purtroppo, ben il 40% delle persone infette non sa di esserlo. Per questo si consiglia di effettuare test in caso di stile di vita a rischio.
  • Resistenza ai farmaci – purtroppo la resistenza ai farmaci antiretrovirali è in crescita per questo è necessario comprendere come modificare le terapie per evitare di renderle inefficaci.
  • Finanziamenti per il futuro – per debellare l'AIDS servono ancora ulteriori studi e ricerche che però hanno bisogno di fondi per proseguire.

Insomma, dal 1985 quando l'AIDS appariva come un male invincibile ad oggi ne è stata fatta di strada e i successi ottenuti fanno sperare per il futuro, ancora però non possiamo cantare vittoria.

[Foto copertina di International AIDS Conference]