É stato scoperto perché abbiamo bisogno di dormire: si è sempre sospettato che il sonno "rinfrescasse" attraverso delle alterazioni biochimiche la plasticità cerebrale, ma ora un team di ricercatori giapponesi ha pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature uno studio che sembra svelare la necessità biochimica di riposo, che almeno una volta nella vita ognuno di noi ha provato, ma che fino ad oggi era pressoché sconosciuta.

Teoria. Gli scienziati sono concordi che nel sonno si consolidino i ricordi immagazzinati nella giornata precedente, mentre il risveglio in qualche modo li codifichi. Tutti noi abbiamo sperimentato l'affaticamento cognitivo che si ha dopo lunghi periodi passati in assenza di sonno, magari dopo una lunga sessione di studio o di lavoro. I ricercatori giapponesi dell'università Tsukuba si sono così messi alla ricerca dei cambiamenti biochimici alla base di questo fondamentale processo, trovandoli nella fosforilazione.

Studio. Le proteine sono delle molecole chiave per la funzione delle cellule, neuroni compresi e l'aggiunta di gruppo fosfato (fosforilazione) può attivare e disattivarle. Gli studiosi, mediante varie tecniche, sono andati alla ricerca delle proteine fosforillate, sospettando fossero la chiave del bisogno di dormire. Meditante l'uso di topi privati di sonno e altri con una mutazione genetica di nome sleepy, che ne aumenta la sonnolenza, hanno trovato almeno 80 proteine (SNIPP) sinaptiche con un iper-fosforilazione, le quali ritornavano normali dopo un periodo di riposo. "I nostri risultati mostrano che il ciclo di fosforilazione / defosforilazione degli SNIPP può essere un importante modo in cui il cervello regola l'omeostasi (regolazione biochimica) sonno-veglia" afferma il primo autore dello studio Zhiqiang Wang.

Conclusioni. Lo studio fornisce le prove del fatto che l'insonnia prolungata causa iper-fosforilazione (affaticamento), mentre il sonno promuove la defosforilazione (defaticamento) delle proteine cerebrali. Dato che il ciclo sonno-veglia influenza la cognizione, questa ricerca potrebbe aiutare a comprendere i modelli sonno-veglia per una ottimale funzione cerebrale.