Credit: Biotrem
in foto: Credit: Biotrem

Piatti commestibili e biodegradabili, questo è il futuro dei picnic che abbandoneranno la plastica per utilizzare contenitori di alimenti rispetto dell’ambiente che ci permetteranno di salvare il nostro futuro e di non dover ‘navigare’ in un mondo di spazzatura. Questi piatti sono realizzati in Polonia da dove, già oggi, ne vengono esportati milioni di pezzi. Vediamo come sono fatti questi piatti e cosa c’è da sapere.

Commestibili e biodegradabili. Alcuni ristoranti, negli ultimi anni, hanno iniziato a servire le insalate in piatti commestibili di pane cotto al forno, l’idea era quello di mangiare pietanza a piatto, riducendo gli sprechi, ottimizzando il servizio ed evitando di inquinare. Immaginatevi se tutti i cibi potessero essere serviti su piatti commestibili e biodegradabili. Questo succede già in Polonia dove Jerzy Wysocki ha dato il via alla produzione di piatti fatti di crusca di frumento che possono dunque essere mangiati, diversamente da quelli in plastica, anche se sono praticamente insapore. Ovviamente non è obbligatorio mangiarli, il vantaggio di questi piatti è a prescindere: essendo fatti di frumento sono biodegradabili in pochissimo tempo, significa dunque che anche se li buttiamo, il loro destino non è inquinare l’ambiente rimanendo per decine di anni intatti. Basta un po’ di pioggia e umidità per decomporli in un paio di settimane, massimo un mese.

Come li fanno. Come spiegano dalla Biotrem, “per realizzare i piatti, utilizziamo solo la crusca di frumento, che comprimiamo ad un preciso punto di pressione e temperatura, utilizzando una macchina realizzata appositamente per questo scopo”.

Costi. Il costo attuale è di 15 centesimi di Euro per piatto, che certo è maggiore rispetto a quelli della plastica ma dobbiamo considerare che stiamo parlando ancora di una piccola produzione, che su larga scala invece porterebbe ad una diminuzione del prezzo. Va detto inoltre che noi non consideriamo tutti i costi che implica la plastica e che non sono compresi nel singolo piatto, ma che ne derivano: ad esempio i costi ambientali e quelli per il riciclo.

Non solo frumento. La produzione di questi piatti commestibili e biodegradabili non si ferma qui, l’obiettivo è quello di produrre anche piatti in mais, orzo, avena, manioca e alghe.