Gli scienziati sono riusciti a sequenziare l’intero genoma del grano duro e la scoperta ci permetterà di ottenere, un domani, una migliore qualità di questo prodotto centrale della nostra dieta che, negli anni, ha perso alcuni aspetti nutrizionali importanti e il cui destino è messo a dura prova dai cambiamenti climatici. Vediamo insieme perché gli scienziati sono eccitati per aver mappato il DNA del grano duro e a cosa serve questa scoperta.

Il DNA del grano duro. Gli esperti spiegano di aver analizzato, per la prima volta, tutto il DNA del grano duro che è risultato quattro volte più ampio di quello umano e di esserci riusciti grazie alla collaborazione di 60 esperti di 7 nazioni differenti, compresa l’Italia che ha dato il suo supporto con Aldo Ceriotti e Luciano Milanesi del CNR e di Roberto Tuberosa dell’Università di Bologna, ma anche Marco Maccaferri, principale autore dello studio, e Luigi Cattivelli, del CREA. “Ora possiamo vedere le distinte firme del DNA che sono così importanti per l'evoluzione e l’agricoltura del grano duro, che possono aiutarci a capire quelle aree target del genoma per futuri miglioramenti genetici", ha spiegato Maccaferri.

A cosa serve il DNA del grano duro. Il lavoro innovativo portato a termine dagli scienziati ci permetterà di avere nuovi standard per la riproduzione del grano duro e la sicurezza dei prodotti derivati dal grano, tutto ciò aprerà la strada alla produzione di varietà di grano duro più adatte alle sfide climatiche, con rese più elevate, migliore qualità nutrizionale e migliore sostenibilità, come spiega Cattivelli. In pratica, gli scienziati ora possono esaminare i geni del grano duro, ma anche il loro ordine e la loro struttura così da assemblarli per creare un prodotto finale migliore, resistente alle malattie e con proprietà nutrizionali superiori.

Gli ultimi 2000 anni del grano duro. Il lavoro è molto importante poiché il grano duro fa parte della nostra dieta da quasi 2.000 anni e nel tempo, però, alcuni geni benefici si sono persi, identificarli significa dunque ‘riportarli in vita’ per ottenere alimenti più nutrienti. Restiamo dunque in attesa di scoprire quale sarà il futuro della pasta.