A causa del freddo, le renne che vivono nell’artico russo stanno morendo di fame. Negli ultimi 10 anni sono più di 80.000 le vittime, 20.000 nel 2006 e 61.000 nel 2013. Stiamo parlando del 22% dell’intera popolazione di renne della penisola Jamal che si trova nella Russia siberiana nordoccidentale. Ma come è possibile? A darci una risposta sono i ricercatori della University of Lapland che su Biology Letters hanno pubblicato lo studio intitolato “Sea ice, rain-on-snow and tundra reindeer nomadism in Arctic Russia”.

Gli scienziati ci spiegano che proprio in corrispondenza di quei due anni, il 2006 e il 2013, il clima ha subito alcuni stravolgimenti particolari, gli stessi che potrebbero colpire anche quest’anno. Insomma, il rischio è che anche per questo 2016 le renne potrebbero morire di fame. Perché? Nel 2006 e nel 2013, il mese di novembre è stato particolarmente caldo, con forti e abbondanti piogge che hanno reso la neve soft tipica della tundra russa in strati di ghiaccio duro che impedisce agli animali di raggiungere i licheni e le vegetazione: in pratica il ghiaccio molto resistente ricopre i cibo delle renne che quindi muoiono di fame.

Normalmente le renne riescono a scavare fino a 2 centimetri di profondità, spiegano gli scienziati, ma nel 2006 e nel 2013 lo strato congelato era spesso circa 10 centimetri. A rendere la situazione più complicata è stata anche la riduzione del ghiaccio dei mari di Barents e di Kara che, sempre nel mese di novembre, ha portato ad un maggiore livello di umidità che, combinato con le inusuali temperature calde, ha portato alla formazione di nuvole cariche di pioggia che, una volta raggiunti i -40 gradi, si sono trasformate in spessi strati di ghiaccio impenetrabile.

Le attuali condizioni climatiche, influenzate dal riscaldamento globale, fanno pensare che anche quest’anno la situazione che ha portato alla morte di 80.000 renne potrebbe ripetersi.