Ogni anno più di 6.000 gnu muoiono nel Parco Nazionale del Serengeti, in Tanzania, durante il viaggio che dovrebbe portarli nella riserva di Maasai Mara, in Kenya. Ogni anno, durante questa migrazione definita lo “show più spettacolare del mondo” gli gnu raggiungono il Lago Nyanza (o Victoria in inglese), che rappresenta la fonte principale di acqua per la vita selvatica dell'ecosistema. Qui molti di gnu trovano la morte, una morte però che è fondamentale per la sopravvivenza di altre specie. A svelarci il valore della fine di questi animali è un nuovo studio della Yale University che su PNA hanno pubblicato lo studio intitolato “Annual mass drownings of the Serengeti wildebeest migration influence nutrient cycling and storage in the Mara River”.

Lo show più spettacolare del mondo. Tra luglio e settembre, ogni anno, puntuali come un orologio svizzero, 1,2 milioni di gnu partono dal Parco Nazionale del Serengeti, in Tanzania, con l'obiettivo di raggiungere il Kenya, la riserva di Maasai Mara. Ogni anno però 6.250 gnu non riescono a completare il viaggio perché non passano indenni il fiume Mara. Per farci un'idea di cosa significhi la morte di tutti questi esemplari, ci basti pensare che la biomassa equivalente a questi gnu nel Mara è la stessa di 10 balenottere azzurre, il più grande animale della Terra di sempre.

Carcasse per l'ecosistema. Questa strage di gnu, oltre ad ‘intasare' quasi il Mara, ha un valore fondamentale per l'ecosistema. I ricercatori fanno sapere infatti che questa carneficina non solo alimenta i coccodrilli e gli avvoltoi, ma è anche una fonte di sopravvivenza per i pesci stessi del fiume: il tessuto molle degli gnu, quando si decompone, rappresenta il 50% del cibo che supporta gli animali che vivono in acqua. Le carcasse alimentano piccoli animali come le manguste, le ossa, nel corso degli anni, si decompongono e forniscono fosforo al fiume e quindi alle alghe, agli insetti e infine ai pesci. E non finisce qui. Le sostanze nutritive vengono trasportate a valle e sostengono così tutto il bacino fluviale.

Conclusioni. Secondo i ricercatori, “la frequenza e la mole di queste morti di massa suggeriscono che gli annegamenti potrebbero aver giocato un ruolo importante in altri fiumi, quando le grandi migrazioni erano più comuni”.