Non tutto ciò che mettiamo nei nostri sacchetti della spesa finisce nel nostro stomaco. Gli imballaggi, gli avanzi o le bucce sono solo alcuni dei rifiuti che ogni giorno vanno ad alimentare la nostra spazzatura che, inevitabilmente, si accumula con quella dei nostri coinquilini, del vicino di casa, degli amici, dei parenti e così via fino a creare una quantità di sacchetti che, in un modo o nell'altro, bisogna cercare di smaltire. La continua urbanizzazione così come la crescita dei consumi hanno portato il nostro sacchetto della spazzatura ad essere sempre più grande, ingombrante e soffocante.

Per farci un'idea della situazione attuale, il CNR mostra, attraverso una nota intitolata “Rifiuti solidi urbani, emergenza planetaria”, quale sia il nostro presente e cosa dobbiamo aspettarci per il futuro. Iniziamo con il dire che nel 2010, per la prima volta, i dati hanno confermato che ormai la maggior parte della popolazione mondiale vive in città e questa proporzione è destinata a crescere ancor di più. Ci basti pensare infatti che fino a 100 anni fa, in un'area urbana, vivevano 2 persone su 100, nel 1990 meno di 4, mentre entro il 205 si prevede che saranno 7 su 10.

Questo significa dunque che le città produrranno sempre più rifiuti. Il CNR fa sapere infatti che 10 anni fa pro-capite si generavano circa 0,64 chili di Rsu (0,68 miliardi di tonnellate l'anno), al momento la cifra è salita a 1,2 chili pro-capite al giorno (1,3 mld di tonnellate annue) ed entro il 2025 si prevede che i 4,3 miliardi di residenti urbani previsti produrranno circa 1,42 chili di rifiuti pro-capite, che si traduce in un totale di 2,2 miliardi di tonnellate di spazzatura all'anno.

Dove abbiamo intenzione di mettere tutti questi rifiuti? Cosa possiamo fare per ridurre questa quantità così allarmante? I ricercatori sostengono che l'obiettivo debba essere una “gestione dei rifiuti solidi urbani, del riciclo, del riutilizzo dei materiali e della produzione di energia dagli scarti”. In pratica dobbiamo fare in modo di trasformare la spazzatura non in un problema, ma in una risorsa.