Sono più di 1,5 milioni gli esemplari di pinguini di Adelia trovati a sorpresa in Antartide dai ricercatori, la scoperta, oltre a colpire piacevolmente, rappresenta anche un'occasione per comprendere meglio le abitudini di questi animali e per anni si sono nascosti nella Danger Islands senza farsi vedere. Come è possibile?

Le Danger Islands. Il nome di queste isole, che tradotto risulta ‘Isole del Pericolo', deriva dal fatto che si trovano in un territorio ostile, molto difficile da raggiungere, che, anche d'estate, presenta uno strato di ghiaccio sul mare che rende difficile l'accesso alla terra ferma.

I pinguini di Adelia. In questi ultimi anni si pensava che il numero di pinguini di Adelia, sulla Penisola Antartica, fosse in costante declino, adesso però è venuta fuori una colonia di ben 1.500.000 di esemplari.

Come hanno fatto a trovarli. I primi indizi della loro presenza risalgono al 2014 quando attraverso alcune immagini NASA gli esperti hanno notato la presenza di guano sull'isola, suggerendo una presenza importante di pinguini. Successivamente, gli esperti hanno deciso di organizzare una spedizione sul posto e nel dicembre 2015 hanno trovato centinaia di migliaia di esemplari.

L'utilizzo del drone. Per rendersi conto dell'estensione di questa colonia di pinguini, i ricercatori hanno anche utilizzato un drone che ha permesso di creare un'immagine tridimensionale dell'isola e della distribuzione degli animali.

Perché è una scoperta importante. Trovare 1,5 milioni di pinguini di Adelia per caso significa poter comprendere meglio quali siano gli effetti dei cambiamenti climatici in corso nella Penisola Antartica, dove in alcune zone si è registrato un importante declino della popolazione. Ulteriori studi ci permetteranno anche di scoprire se l'habitat delle Danger Islands si presti particolarmente per qualche motivo, ad esempio la condizione del ghiaccio, la disponibilità di cibo o altro.

Lo studio. La ricerca, intitolata "Multi-modal survey of Adélie penguin mega-colonies reveals the Danger Islands as a seabird hotspot", è stata pubblicata su Scientific Reports.

[Foto copertina Michael Polito, © Louisiana State University]