in foto: Un operatore a Caracas svolge le operazioni di disinfestazione all'interno di una chiesa

Di Zika virus si continua a parlare molto e a sapere molto poco. La notizia del primo caso registrato in Europa, una donna incinta spagnola che però proveniva dalla Colombia, ha fatto aumentare ulteriormente l'attenzione mediatica sul fenomeno. Inoltre, recentemente è stato osservato che ci sono seri motivi per sospettare che l'infezione si trasmetta per via sessuale, facendo suonare un altro campanello d'allarme.

Emergenza internazionale.

Sul fatto che si tratti di un'emergenza pubblica di interesse internazionale c'è poco da dubitare, dato che al riguardo si è pronunciato lo stesso Comitato d'Emergenza convocato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Cionondimeno l'argomento resta della massima delicatezza in ragione dei tanti punti oscuri che presente ancora.

Zika virus: cosa non si sa…

Il Comitato d'Emergenza è concorde nell'affermare che si sospetta che esista una correlazione tra l'infezione da Zika virus durante la gravidanza e lo sviluppo di microcefalia o di altri disordini neurologici: ciononostante va ricordato che non è stata ancora individuata alcuna prova scientifica di questo rapporto. Questo significa, detto in termini ancora più semplici, che non c'è alcuna sicurezza rispetto al fatto che il virus sia responsabile delle malformazioni a carico del feto; ma soprattutto – sottolineano gli esperti – che è necessario coordinare le unità internazionali di ricerca per indagare e giungere ad un risultato nel minor tempo possibile.

… E cosa dicono i dati.

Tra gennaio del 2014 e l'inizio di febbraio 2016 – ci dice l'OMS – sono stati 33 i Paesi nei quali è stata osservata la circolazione dello Zika virus, con un regolare aumento registrato nelle Americhe nell'ultimo anno. Contestualmente è stato rilevato un incremento nell'incidenza di microcefalia nei nuovi nati, spingendo alla necessità di tenere sotto il massimo controllo la situazione.

Nell'ottobre del 2015, l'autorità sanitaria internazionale del Brasile aveva reso noto che c'era stato un aumento nei casi di microcefalia nell'area nord-orientale del Paese. A partire dall'inizio del 2016 sono stati registrati 3.530 casi di microcefalia, inclusi 46 fatali, in 20 Stati brasiliani. La media tra il 2010 e il 2014 era di 163 casi all'anno.

Confronto tra l'incidenza media della microcefalia sulle nascite tra il 2010–2014 e nel 2015 (PAHO–WHO)
in foto: Confronto tra l'incidenza media della microcefalia sulle nascite tra il 2010–2014 e nel 2015 (PAHO–WHO)

Ma come leggere i numeri?

Qualcosa in questi dati che non convince del tutto, però, c'è. In primo luogo: l'aumento riguarda i casi registrati di microcefalia. Prima dell'emergenza, però, in Brasile non erano mai state fatte campagne di raccolta dati sistematiche ma ci si era basati su dichiarazioni spontanee: si può escludere, dunque, che fino a pochi mesi fa il fenomeno fosse semplicemente sottostimato? Decisamente no, anche perché i numeri degli anni precedenti nello stato sudamericano risultavano essere più bassi rispetto all'incidenza media delle microcefalie sulle nascite di altri Paesi. Lo stesso ministero brasiliano ha fatto sapere che una parte delle diagnosi si è rivelata prematura e scorretta. Oltretutto manca la prova scientifica, il che spinge comunque ad una ragionevole cautela.

Al momento, dunque, ci si muove tra molti dubbi: la sola cosa certa, in proposito, è la necessità di continuare a fare ricerca e, soprattutto, di tutelare la salute dei cittadini degli Stati coinvolti attraverso opere di disinfestazione contro la, ormai famigerata, zanzara Aedes aegypti.