in foto: Le regioni centrali della Nebulosa della Tarantola, dove è stato individuato l'oggetto, riprese dal telescopio spaziale Spitzer

Un segnale proveniente dalla Grande Nube di Magellano, galassia satellite della Via Lattea, è stato intercettato: si tratta di un intenso flusso di raggi gamma provenienti da una pulsar, ossia una stella di neutroni, quel che resta del collasso di una supernova. La grande novità sta nel fatto che è la prima volta che un evento del genere viene registrato al di fuori della nostra galassia.

Artefice della scoperta, che ha meritato la pubblicazione su Science, il telescopio di grande area LAT dell'osservatorio spaziale della NASA Fermi, missione in orbita dal 2008 alla quale partecipa anche il nostro Paese attraverso l'Istituto Nazionale di Astrofisica, l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e l'Agenzia Spaziale Italiana. Il telescopio spaziale Fermi è uno strumento nato appositamente per la rilevazione nell'universo dei raggi gamma, radiazioni ad altissima frequenza.

La pulsar in questione è denominata B0540-6919 e si trova all'interno di una regione ricca di stelle, gas e polveri nota come Nebulosa della Tarantola, zona di formazione stellare posta a circa 160.000 anni luce da noi. Gli scienziati hanno classificato questa pulsar come l'oggetto celeste, tra quelli della sua classe, più luminoso nei raggi gamma: essa emette, infatti, una quantità di radiazione superiore di circa venti volte rispetto alla pulsar situata al centro della Nebulosa Granchio, nella Via Lattea.

La Nebulosa Granchio in uno "scatto" di Hubblein foto: La Nebulosa Granchio in uno "scatto" di Hubble

Ciononostante, B0540-6919 è stata ribattezzata la "gemella" della pulsar Granchio a causa delle molte caratteristiche condivise dai due oggetti: intensità del campo magnetico, età stimata attorno ai 1.100 anni e velocità di rotazione che le porta a compiere un giro completo attorno al proprio asse in cinque centesimi di secondo.

La sorgente di raggi gamma è stata osservata anche con altri strumenti, spaziali e terrestri, e in altre bande di radiazioni: uno studio fondamentale per comprendere interessanti dettagli relativi a queste «potenti calamite cosmiche», secondo la definizione datane da Luca Zampieri, astronomo dell'INAF-Osservatorio astronomico di Padova.