in foto: Rappresentazione artistica del gigantesco Pianeta con gli anelli (Credit: Ron Miller)

Gli astronomi dell’osservatorio di Leida e dell’Università di Rochester, negli Stati Uniti, hanno scoperto un sistema di anelli attorno ad un Pianeta tale da far impallidire Saturno. Un esopianeta, per la precisione, il cui nome è soltanto una sigla, J1407b, in orbita attorno ad una Stella madre simile al nostro Sole ma molto più giovane d’età. Il Pianeta in questione era stato già individuato nel 2012 da un team dello stesso ateneo americano, guidato da Eric Mamajek: ma nuove osservazioni hanno consentito di far chiarezza su alcune interessanti caratteristiche di questo oggetto celeste che orbita a circa 560 anni luce da noi.

Esopianeta con anelli ed esolune.

I dati sono stati raccolti nell'ambito del progetto SuperWASP (Wide Angle Search for Planets), organizzazione internazionale che, grazie a due telescopi robotizzati, si occupa di individuare negli abissi celesti Pianeti extrasolari. SuperWASP lavora con il metodo del transito, ossia registrando le eventuali diminuzioni di luminosità nella curva della luce che si verificano quando un Pianeta passa dinanzi alla propria Stella madre. Grazie al lavoro dei ricercatori è stato così possibile stabilire che J1407b ha un sistema di ben 30 anelli che lo circonda e che si estende per un diametro di 120 milioni di chilometri: dimensioni pari a circa 200 volte quelle del Pianeta con gli anelli del nostro Sistema Solare, Saturno. Tra questi anelli, inoltre, ci sarebbero delle irregolarità, come dei buchi, che potrebbero essere riconducibili alla presenza di satelliti in formazione. In effetti, è stato osservato come gli anelli in questione sarebbero in grado di bloccare fino al 95% la luce totale emessa dalla Stella madre anche per diversi giorni: dettaglio questo che suggerisce agli scienziati che lì attorno ci sia tantissimo materiale che potrebbe andare a costituire nuove esolune.

Satelliti polverizzati.

Per spiegare il fenomeno nella maniera più semplice possibile, il professor Mamajek, che assieme a Matthew Kenworthy è autore del paper pubblicato dalla rivista The Astrophysical Journal, suggerisce di immaginare cosa accadrebbe se macinassimo i quattro satelliti galileiani di Giove per poi cospargere tutta la polvere e il ghiaccio attorno al Pianeta in forma di anelli: il materiale creerebbe uno strato talmente denso ed opaco che un osservatore distante, vedendo passare il Pianeta dinanzi al Sole, si troverebbe ad assistere ad un’eclissi prolungata e profonda.

I dettagli che abbiamo visto nella curva della luce sono incredibili. L’eclissi è durata diverse settimane, ma era possibile vedere rapidi cambiamenti anche nell'arco di dieci minuti, come diretta conseguenza delle strutture sottili negli anelli. La Stella madre è troppo lontana per poter osservare direttamente gli anelli ma possiamo comunque realizzare un modello dettagliato basandoci sulle rapide variazioni di luminosità nella luce emessa dalla Stella e passata attraverso il sistema di anelli. Se potessimo rimpiazzare gli anelli di Saturno con quelli in orbita attorno a J1407b, questi sarebbero facilmente osservabili di notte e risulterebbero più ampi della Luna piena. – Matthew Kenworthy, osservatorio di Leida

Pianeta o nana bruna?

Questo enorme disco di materiale ha quindi una massa notevole che gli scienziati hanno stimato essere pari approssimativamente a quella del nostro Pianeta. Cosa sia, invece, l’oggetto circondato da questi vastissimi anelli non è del tutto chiaro: potrebbe essere un Pianeta ma anche una nana bruna, con una massa che potrebbe essere pari dalle 10 alle 40 volte quella di Giove.

Il destino degli anelli di J1407b.

I modelli degli scienziati prevedono per il futuro un assottigliamento degli anelli; nei prossimi milioni di anni, potrebbero addirittura sparire, mentre il materiale prenderebbe la forma di nuovi satelliti in orbita attorno a J1407b. In effetti da tempo si ipotizzava che i satelliti di Pianeti come Giove e Saturno fossero il risultato di anelli di materiali che, in una fase molto remota della loro storia, circondavano i due giganti gassosi. La scoperta di J1407b appare come la prima dimostrazione concreta di un fenomeno del genere nello spazio, anche se al di fuori del nostro Sistema Solare.