Con le statistiche in costante ascesa e un vero e proprio boom registrato in Europa, dove negli ultimi dieci anni si è assistito a un aumento dei casi fino al 40 percento, l'obesità è divenuta una vera e propria piaga sociale e uno dei principali problemi di salute pubblica, con costi in termini di vite umane ed economici insopportabili. Si tratta, infatti, della prima causa di morte prevenibile in assoluto, e i dati, soprattutto quelli relativi ai giovani, non sono affatto rassicuranti. Basti pensare che nel mondo il numero di bambini con meno di cinque anni obesi o in sovrappeso è balzato dai trentuno milioni del 1990 ai quarantuno milioni del 2014, mentre in Italia si stima che vi siano il 20 percento dei bambini in sovrappeso, il 10 percento obeso e circa cinque milioni di obesi tra i cittadini con età superiore ai diciotto anni. Numeri allarmanti che spingono i laboratori di ricerca a sondare le cause del fenomeno e a concentrare i propri sforzi su patologie correlate all'obesità, come gli eventi cardiovascolari e il diabete, soprattutto negli Stati Uniti d'America dove essa risulta essere assai più diffusa e radicata rispetto al Vecchio Continente. Un nuovo studio condotto dai ricercatori della Scuola di Medicina dell'Università di Washington, impegnati da anni nella lotta al diabete, ha voluto indagare sulle ragioni per cui gli obesi mantengano una forte predilezione per cibi e bevande dolci, principali indiziati nell'alimentare la patologia. Normalmente, infatti, quando si raggiunge l'età adulta questa preferenza va scemando, ma essa resta più salda nei soggetti affetti da obesità, suggerendo una sorta di disfunzione associata alla dopamina – il cosiddetto neurotrasmettitore del benessere – nel sistema di ricompensa del cervello.

Per scoprirlo, gli studiosi, coordinati dalla dottoressa Yanina Pepino, hanno sottoposto ventiquattro volontari obesi (con indice di massa corporea superiore a 30) e venti soggetti normopeso a una tomografia a emissione di positroni (PET) per verificare i recettori della dopamina legati al sistema di ricompensa del cervello, nello specifico dopo il consumo di bevande più o meno dolcificate. Tutti i volontari, con un'età compresa tra i venti e i quaranta anni, dopo aver assaggiato le bibite dovevano indicare il proprio grado preferito di dolcezza. Dalle analisi è emerso che i soggetti con peso normale avevano un minor numero di recettori della dopamina associato alla preferenza per le bevande dolci, un dato che confermava le ipotesi dei ricercatori e opposto rispetto a quello dei volontari obesi. Secondo il team della professoressa Pepino ciò sarebbe dovuto all'insulino-resistenza o a un qualche cambiamento metabolico legato al grasso corporeo, che, oltre a modificare il modo in cui viene metabolizzato il cibo, in chi è affetto da obesità influenzerebbe il modo in cui il cervello percepisce la ricompensa quando si mangia, soprattutto i cibi zuccherati. Questa anomalia, per la quale saranno necessarie ulteriori indagini, spiegherebbe il motivo per cui anche entrando nell'età adulta chi è obeso continui ad avere una preferenza per i cibi dolci, alimentando di conseguenza l'impatto della patologia. I risultati dello studio americano sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Diabetes.

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