in foto: Un manichino di alieno a Roswell

A dirlo non è un adolescente di un ranch nel cuore degli Usa, ma uno dei dodici astronauti che hanno camminato sulla Luna. Edgar Mitchell, il sesto uomo a passeggiare sul satellite della Terra grazie alla missione Apollo 14, dice senza mezzi termini che "Il silenzio sugli Ufo deve terminare". Mitchell ha 82 anni, è un militare, precisamente è un pilota e un ingegnere aeronautico. Alle sue spalle ha una lunga carriera coronata da successi professionali e riconoscimenti pubblici. Un passato, quello di Mitchell, che dà forza a parole già cariche di emozioni e significati. Al Bloomberg parla di alieni e di Roswell. Proprio sull'incidente avvenuto nella cittadina del Nuovo Messico nel 1947, Mitchell chiarisce di non essere mai stato testimone di incontri del terzo tipo, ma – afferma – "sono stato contattato da persone collegate agli osservatori dei fatti originali, come la persona che ha recapitato le bare di dimensioni minuscole per contenere i corpi degli alieni recuperati".

Febbraio 1971, Apollo 14 sulla Luna. Mitchell sullo sfondo, in primo piano Alan Shepard
in foto: Febbraio 1971, Apollo 14 sulla Luna. Mitchell sullo sfondo, in primo piano Alan Shepard

L'incidente di Roswell venne notoriamente gestito male dalle autorità, che incapparono in una serie di controsensi cui seguirono negazioni e mezze verità su test segreti militari. Se è comprensibile insabbiare nuove tecnologie belliche, che senso ha nascondere l'esistenza di alieni? "Credo – ipotizza Mitchell – che inizialmente la giustificazione fosse che la popolazione non fosse pronta a una notizia del genere. Ma siamo da molto oltre quel punto", ragion per cui, suggerisce ancora l'astronauta, è tempo di parlare. La cautela che ancora si usa sull'argomento, secondo Mitchell, è legata ad interessi strettamente economici: "E' un'opinione personale: ricordo quello che disse il presidente Eisenhower nel suo discorso finale, ovvero Diffidate della struttura industriale militare, credo che sia questo il nodo della vicenda". Ma, precisa ancora il cosmonauta,

non bisogna ridurre la questione all'industria militare, c'è tutta una serie di organizzazioni che si muovono in questo senso per garantire dei profitti. Abbiamo inventato gli aerei all'inizio del XX secolo, vent'anni dopo avevamo un'industria aeronautica. Pensate a cosa possa significare questo rapportato al viaggio nello spazio, se avessimo controllo della tecnologia dietro gli Ufo. Pensate alla quantità di soldi che gira intorno a questa vicenda.

Mitchell nel 2007
in foto: Mitchell nel 2007

Nel frattempo l'umanità non può aspettare. Avverte Mitchell che "dobbiamo continuare a sviluppare tecnologie per portare l'umanità su altri pianeti, ma deve essere uno sforzo mondiale perché nessun Paese può farcela da solo. Le nazioni dovranno saper attraversare lo spazio perché prima o poi da questo pianeta dovremo andare via, il sole prima o poi finirà il suo ciclo vitale".