in foto: Rappresentazione del Satellite San Marco 2

Era il 15 dicembre del 1964 quando il nostro piccolo Paese faceva il suo ingresso nel mondo della corsa allo spazio, terzo con onore dal momento che era stato preceduto soltanto dai due giganti, Unione Sovietica e Stati Uniti d"America. Sono trascorsi cinquant'anni da quel lancio orbitale, effettuato dal poligono statunitense di Wallops Island, in Virginia, e con tutta la fatica dovuta a politiche di investimento che tendono ad affossare completamente la ricerca anziché incoraggiarla, l'Italia continua a incasellare successi in questo settore, con una industria spaziale d'eccellenza che sopravvive alla furia autolesionista che sta spazzando via tutto quello che un tempo costituiva la nostra ricchezza (a beneficio di chi, verrebbe da chiedersi…).

Sulla strada dei record.

Il 4 ottobre del 1957, dal cosmodromo di Baikonur, l'URSS stupiva il mondo intero, da un capo all'alto del globo, mandando per la prima volta un satellite artificiale nello spazio: lo Sputnik 1 avrebbe scritto una delle pagine più importanti della storia dell'umanità, facendo "lo sgambetto" agli Stati Uniti che preparavano la propria missione soltanto per i mesi successivi. Il 31 gennaio del 1958, infatti, anche il primo satellite americano, Explorer 1, veniva spedito in orbita, nonostante l'orgoglio a stelle e strisce ferito. Orgoglio che avrebbe continuato a subire duri colpi, ad esempio, con l'impresa di Jurij Gagarin, primo essere umano a volare nello spazio nel 1961; e poi ci furono le missioni Apollo e il primo uomo a mettere piede (questa volta americano) sulla Luna nel 1969.

Il satellite San Marco 1.

Mentre, insomma, i giganti si mostravano i muscoli a vicenda, il piccolo ed operoso Paese che viveva il proprio miracolo economico si posizionava terzo sul podio, inviando il Satellite artificiale San Marco 1 in orbita nel 1964. Il Progetto San Marco nasceva appena nel 1962, sotto la guida dell'ingegnere Luigi Broglio, unendo le competenze dell'Università di Roma alla volontà di investire nel progetto da parte dell'Aeronautica Militare. In pochi anni si sarebbe giunti al successo di un lancio tutto italiano: merito delle brillanti intuizioni nel settore che consentirono al professore, considerato il padre dell'astronautica italiana, di acquisire stima e notorietà anche oltreoceano. Fattori che si dimostrarono determinanti per allacciare un rapporto privilegiato con la NASA e, quindi, in generale per l'attività spaziale.

Da cinquant'anni fa ad oggi.

Difatti, al momento del lancio del San Marco 1 – così come con i suoi quattro discendenti, tutti ormai decaduti dall'orbita, rientrando nell'atmosfera e distruggendosi – l'Italia si servì del razzo Scout fornito proprio dagli Stati Uniti: dovevano ancora venire i tempi di Ariane e di Vega, quest'ultimo vettore di lancio per satelliti piccoli ed orgoglio dell'industria aerospaziale italiana. Obiettivi scientifici delle prime missioni italiane furono quelli di misurare la densità dell'aria a quote elevate, la pressione e la temperatura dell'atmosfera assieme alla sua composizione, nonché il monitoraggio della radiazione solare e dei fenomeni nell'alta atmosfera, onde comprenderne le conseguenze sulla Terra. Informazioni che hanno consentito di svolgere le prime fondamentali ricognizioni , favorendo quell'esplorazione spaziale che, oggi, ha portato anche la prima donna italiana nello spazio.