Un team di ricerca composto da studiosi tedeschi e norvegesi ha determinato che la morte di 29 capodogli avvenuta nel 2016 potrebbe essere stata provocata da un'intensa tempesta solare. L'ipotesi è del tutto in linea con una teoria formulata recentemente da ricercatori del Goddard Space Flight Center della NASA, secondo i quali l'attività del Sole sarebbe all'origine degli spiaggiamenti di massa dei cetacei, che sfruttano il campo geomagnetico per orientarsi.

Ma procediamo con ordine. Gli esemplari di capodoglio (Physeter macrocephalus) protagonisti della triste vicenda erano tutti giovani maschi e in perfetta salute, come emerso dagli esami autoptici sulle carcasse. Si sono spiaggiati all'inizio dello scorso anno – nel giro di un mese – lungo le coste di Germania, Gran Bretagna, Paesi Bassi e Francia. L'evento scosse l'opinione pubblica, ma soprattutto si presentò come un vero e proprio enigma per i biologi marini. Gli spiaggiamenti di questi maestosi cetacei, i più grandi odontoceti del pianeta, non sono un fenomeno così raro, e anche in Italia si è vissuto recentemente un episodio, con sette esemplari finiti su una spiaggia del Gargano. Ciò che ha reso così misterioso l'evento, oltre all'elevato numero di esemplari coinvolti e al ristretto intervallo di tempo, è l'area interessata, ovvero quella del Mare del Nord, una vera e propria trappola per i grossi cetacei. In questa porzione di mare, infatti, l'acqua è molto bassa; si tratta dunque di un ambiente inconsueto per i capodogli che adorano le grandi profondità, dove si avventurano con immersioni record (posso stare sott'acqua sino a 90 minuti) per catturare le loro prede preferite, i calamari.

Nell'Oceano Atlantico vive stabilmente una grossa popolazione di capodogli attorno alle isole Azzorre, ma i giovani maschi, una volta raggiunta un'età compresa tra i 10 e i 15 anni, si spostano verso le pescose acque artiche, per poi ritornare “da grandi” nelle acque dell'arcipelago portoghese per accoppiarsi. Questi animali, come accennato, utilizzano il campo geomagnetico per orientarsi, e normalmente sono abituati a contrastare gli effetti delle tempeste solari – che interferiscono col campo – poiché alle basse latitudini sono scarsi. Ma quando gli animali si postano verso nord, tali fenomeni si fanno molto più intensi; non a caso le aurore boreali sono causate proprio tra l'interazione del vento solare e il campo magnetico terrestre.

È probabile che le “bussole biologiche” di questi 29 esemplari possano essere letteralmente impazzite a causa di uno di questi eventi. I ricercatori, indagando sullo storico delle aurore boreali hanno scoperto che alla tra la fine del 2015 e l'inizio del 2016 ve n'è stata una particolarmente intensa in Norvegia, legata proprio a un'impennata dell'attività del Sole. In base ai calcoli essa avrebbe prodotto variazioni del campo geomagnetico fino a 460 chilometri, una misura tale che avrebbe fatto confondere i cetacei condannandoli alla morte su varie spiagge dei paesi nordeuropei. I dettagli della ricerca, che richiederà ulteriori approfondimenti, sono stati pubblicati sulla rivista scientifica International Journal of Astrobiology.