In poco meno di due mesi, nelle acque del Golfo di San Lorenzo (Canada) sono state rinvenute le carcasse di ben nove balene franche nordatlantiche (Eubalaena glacialis), tra gli animali maggiormente esposti al pericolo di estinzione del pianeta. Basti pensare che in tutto l'Oceano Atlantico, dove questi maestosi cetacei sopravvivono, ne restano appena 500 esemplari. Dunque una decina di decessi in un lasso di tempo così ridotto – la prima balena morta fu trovata il 7 giugno – rappresenta un colpo durissimo alla ripresa della specie, considerando che tutti gli animali coinvolti erano in età fertile.

L'aspetto più drammatico della situazione è che per buona parte dei decessi è stata confermata la responsabilità dell'essere umano, mentre per altri si attendono gli esisti degli esami autoptici nelle prossime settimane. Le gravissime ferite riportate da alcune balene sono perfettamente compatibili con l'impatto di una grossa imbarcazione, e non a caso il traffico marittimo è in cima alla lista dei pericoli che questi animali debbono affrontare, seguito dalle reti da pesca e dall'inquinamento dell'habitat, compreso quello acustico. Su un'altra carcassa sono stati trovati i resti di una rete, che ha intrappolato la balena sino ad ucciderla.

Per far fronte all'emergenza, il Dipartimento della Pesca e degli Oceani (DFO) del Canada, supportato da altri enti e istituzioni come la Marine Animal Response Society (MARS), la Canadian Wildlife Health Cooperative e il NOAA statunitense, ha deciso di limitare il traffico marittimo del Golfo di San Lorenzo, chiudendo parzialmente le acque dove si pescano i granchi. In queste aree, infatti, spesso si radunano le balene franche. Secondo gli esperti, tuttavia, si tratta di un intervento insufficiente ed è necessario prendere decisioni drastiche per evitare che altri esemplari possano morire a causa nostra. Queste balene, fra l'altro, non sono le uniche che stanno morendo, ma si contano anche decine di megattere nelle acque nordamericane, sebbene in questo caso specifico le responsabilità potrebbero essere di un virus del morbillo.

La balena franca nordatlantica fu una delle vittime principali della baleneria industriale ed è la ragione per cui oggi ne sopravvivono così pochi esemplari. Il nome “franca” gli venne dato dagli stessi balenieri, poiché a causa del nuoto lento e della tendenza a galleggiare una volta uccise, erano tra le prede più semplici e ambite da abbattere e catturare. Sono state letteralmente sterminate a colpi di arpione. Oggi, seppur rigorosamente protette, continuano a morire a causa della nostra negligenza e dello sfruttamento scellerato delle risorse marine.

[Foto di Marine Animal Response Society]