L'anno scorso la stella Kic 8462852, che si trova tra la costellazione del Cigno del Dragone, aveva mostrato un calo di luminosità pari al 22%. L'astronomo Jason Wright ipotizzò che tale anomalia potesse spiegarsi con una struttura artificiale: una sfera di  Dyson. Lo scienziato non era in preda al delirio, si tratta infatti di un potenziale indicatore della presenza di civiltà avanzate nel remoto universo.

La scala di Kardashev.

Nel 1960 Nikolaj Kardashev stilò una classifica delle civiltà sulla base del modo in cui sarebbero state in grado di sfruttare l'energia

Tipo I. Civiltà in grado di gestire l'energia di un intero pianeta. Verosimilmente il proprio.

Tipo II. Civiltà in grado di gestire l'energia del proprio sistema solare.

Tipo III. Civiltà in grado di gestire l'energia della propria galassia. Vale a dire di tutti I corpi che ne fanno parte.

Noi siamo ancora una civiltà di tipo zero. Non solo stiamo per esaurire le risorse fossili, ancora non ci è ben chiaro come soddisfare il nostro intero fabbisogno attraverso quelle rinnovabili. Oltre a questo non si è ancora realizzata la pace perpetua di Kant, tantomeno l'utopica civiltà di Star Trek. Sarebbe indispensabile infatti che tutta l'umanità si unisse in un solo governo perché si possa arrivare a coordinare la gestione delle risorse dell'intero Pianeta.

La sfera di Dyson.

Un anno prima che Kardashev formulasse la sua scala Freeman Dyson descriveva una struttura sferica, del raggio di una unità astronomica, avvolgente un'intera stella. Aveva ideato così la sfera che porta il suo nome. Una civiltà in grado di inglobare una stella in questo modo lo farebbe allo scopo di carpirne in maniera estremamente efficiente l'energia.

Come sarebbe una civiltà aliena visibile da noi? E' il quesito a cui dovrebbe rispondere la scala di Kardashev: potrebbero esistere migliaia di civiltà paragonabili alla nostra o molto più avanzate, ma non al punto da raggiungere il primo o il secondo livello della scala; questo perché, se ancora non abbiamo ricevuto segnali, una risposta plausibile al paradosso di Fermi sarebbe che sono troppo lontane per farli giungere a noi. Se invece delle civiltà aliene estremamente remote arrivassero al livello II ce ne potremmo accorgere grazie a strutture come quella prevista da Dyson. La variazione di luminosità che ne conseguirebbe potrebbe essere infatti rilevata dalle nostre sonde spaziali. Ecco perché l'ipotesi di Wright era legittima.

Nessuna anomalia rilevante. Tuttavia è stato già verificato che le anomalie della stella in questione si spiegano molto meglio con l'attrazione gravitazionale di una nana rossa nelle vicinanze, questa avrebbe provocato l'arrivo di una nube di asteroidi o comete provenienti da quella di Oort; anche escludendo questi particolari, sono proprio i dati osservati a contraddire la tesi "artificiale". Non potrebbe comunque trattarsi di una sfera di Dyson, anche se in costruzione (completa oscurerebbe totalmente l'astro): velocità orbitale e di rotazione non corrispondono. Ciò che ha ridato freschezza a questa scoperta è un recente studio pubblicato sull'Astrophysical journal. Il ricercatore Josh Simon, del Carnegie institution for science e Ben Montet del Caltech avrebbero rilevato che le anomalie presenterebbero una regolarità non paragonabile con quelle di altre 500 stelle osservate dalla sonda Kepler.

Si dibatte ancora sulle cause naturali precise. Nella stessa rivista dello studio di Simon è Montet è stata pubblicata nel maggio scorso una ricerca a supporto delle cause naturali. Si tratta di un'analisi statistica basata su un archivio fotometrico storico contenente dati a partire dal 1889 fino al 1990. I ricercatori non riscontrano nella stella in questione variazioni significative. La domanda attribuita a Enrico fermi: "dove sono tutti quanti?" continua a non trovare una risposta certa, questo non vuol dire che dobbiamo smettere di cercarla.