Pur essendo inquadrata sin dagli inizi del XX secolo tra i disturbi comportamentali dei bambini, la Sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD, acronimo anglosassone di Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder) è stata classificata nel dettaglio soltanto nel 1980, alla terza revisione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-III), uno degli strumenti maggiormente utilizzati da psichiatri e psicologi per valutare le patologie. La sindrome ADHD è un disturbo complesso scatenato da cause ancora in parte ignote, sia di tipo genetico che ambientale, e si manifesta con una sintomatologia ampia e variegata, abbracciando diversi deficit comportamentali e relazionali. Si stima che nel mondo essa colpisca circa il 5 percento dei bambini, che in una buona parte dei casi (dal 30 al 50 percento) continuerà ad avere i sintomi anche in età adulta; ciò si riflette negativamente sulla qualità della vita, a causa delle difficoltà nell'affermazione sociale e lavorativa che l'ADHD comporta.

Che cos'è la Sindrome da deficit di attenzione e iperattività.

La Sindrome da deficit di attenzione e iperattività, come suggerisce il nome, è un disturbo dello sviluppo neurologico tipico dell'età evolutiva, che oltre a interessare la sfera comportamentale presenta anche evidenze a livello anatomico, come ad esempio una riduzione del volume cerebrale, più marcata nella porzione sinistra della corteccia prefrontale. La difficoltà nel mantenere l'attenzione, principalmente nelle mansioni ripetitive e potenzialmente noiose come possono essere i compiti o anche determinati giochi, è una delle caratteristiche principali dell'ADHD, che tuttavia può essere legata anche a un'eccessiva irrequietezza motoria e vocale (iperattività) e/o a una serie di comportamenti impulsivi, che sfociano nell'impazienza e in una condotta poco rispettosa. L'impulsività in particolare è uno dei tratti che perdura anche nell'età adulta, e spesso collima con un'accentuata aggressività. In alcuni casi i sintomi dell'ADHD si attenuano con l'adolescenza, tuttavia in altri possono catalizzare l'abuso di sostanze e comportamenti delinquenziali.

L'origine incerta dell'ADHD.

Studi sui gemelli hanno dimostrato che l'ADHD ha un elevato grado di ereditarietà (tra il 70 e il 90 percento) e che sia dunque un disturbo di natura genetica. Questa predisposizione biologica smentisce categoricamente coloro che vedono nella cattiva educazione dei genitori – magari troppo critici o troppo severi nei confronti del bambino – uno dei fattori scatenanti. La condizione famigliare, sottolineano gli esperti, può solo amplificare il disturbo, ma non innescarlo. Sebbene il fattore genetico resti quello più importante, altri studi hanno evidenziato che nell'ADHD possono giocare un ruolo fondamentale anche fattori ambientali e traumatici, come ad esempio complicazioni durante la gravidanza e il parto. Un impatto negativo possono averlo anche l'uso di alcol e fumo durante la gravidanza (la nicotina influisce sul feto) e determinate infezioni, come la varicella. L'eziologia della sindrome presenta tuttavia diversi lati controversi e oscuri, e sono ancora in atto studi per comprenderne a fondo i vari meccanismi.

Campanelli d'allarme.

Le tre caratteristiche chiave della sindrome sono la disattenzione, l'iperattività e l'impulsività, tuttavia esse non sono sufficienti per stabilire una diagnosi, che naturalmente può essere fatta solo e soltanto da specialisti. In base alla quarta revisione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-IV) del 1994, un bambino, per avere una diagnosi di ADHD, deve mostrare almeno sei sintomi tipici per un minimo di sei mesi e in due o più contesti (come quello scolastico e quello relazionale), inoltre essi devono influenzare negativamente la vita scolastica o sociale.

I sottotipo dell'ADHD.

In base al numero e alla tipologia di sintomi, che debbono apparire anche entro una certa età, l'ADHD viene suddivisa in tre diversi sottotipi

  • il disattento, che tra i sintomi mostra difficoltà ad organizzare compiti e attività, smarrimento di oggetti legati alla scuola, facilità a distrarsi e un comportamento distaccato e assente quando si rivolge direttamente la parola al bambino
  • l'iperattivo-impulsivo, che mostra continua irrequietezza e agitazione, difficoltà a rimanere semplicemente seduti, risposte repentine date prima che si finisca di porre le domande, comportamenti invadenti, commenti inappropriati e la difficoltà nell'aspettare turni e file
  • il combinato, che mostra i sintomi dei primi due sottotipi.

Terapie e diagnosi.

I deficit legati all'ADHD possono essere valutati e diagnosticati da un neuropsichiatra infantile o da uno psicologo attraverso una serie di strumenti che prendono il nome di assessment psichiatrico, basato su questionari, fasi di osservazione diretta, colloqui con genitori e insegnanti ed esami di altro genere. Non sono esclusi anche esami radiologici, dato che il disturbo è associato anche alla riduzione del volume cerebrale. Una volta determinata la presenza della sindrome, lo specialista può approntare diverse terapie, sia di tipo comportamentale che farmacologico. Si ritiene che anche una variazione dell'alimentazione, sempre determinata dallo specialista, possa avere un impatto positivo sull'andamento dell'ADHD.

[Foto di Patrice_Audet]