Paleontologi dell'Università dell'Ohio (Columbus) hanno scoperto una nuova specie di mammifero estinto, che a causa del suo aspetto canino e dell'area di ritrovamento dei fossili, ovvero la depressione Fayum a sud del Cairo (Egitto), è stata chiamata “Masrasector nanaubis”, un evidente omaggio alla celebre divinità egizia Anubi. L'animale, che aveva all'incirca le dimensioni di una puzzola, appartiene al gruppo degli Hyaenodontidi (denti di iena), una linea di carnivori che sopravvisse in Europa, Africa, Asia e Nord America durante il Paleogene, un periodo compreso tra la scomparsa dei dinosauri, avvenuta 64 milioni di anni fa con la grande estinzione del Cretaceo, fino a 23 milioni di anni fa.

I fossili recuperati dai paleontologi, coordinati dal professor Matthew Borths dell'ateneo di Columbus e da Erik Seiffert dell'Università della California del Sud, hanno 34 milioni di anni e raccontano una storia affascinante su questi carnivori, che occuparono con successo le nicchie ecologiche lasciate libere dai dinosauri, ma che non riuscirono a sopravvivere alla competizione con mammiferi più ‘moderni' e ai cambiamenti negli ecosistemi. Oggi, in qualche modo, il loro posto è stato preso da cani e gatti in diverse parti del mondo, mentre in Africa l'hanno spuntata le iene, dal quale prendono il nome per la somiglianza nella struttura dentale.

“Gli Hyaenodontidi erano i predatori superiori in Africa dopo l'estinzione dei dinosauri”, ha sottolineato il professor Matthew Borths. “Questa nuova specie è associata a una dozzina di campioni come crani e ossa delle zampe, che possono aiutarci a comprendere in che modo si muovessero e mangiassero”. Benché Masrasector nanaubis fosse piuttosto piccolo, si trattava di un predatore molto efficiente, che tuttavia, a differenza di altri Hyaenodontidi, non poteva inseguire le proprie prede sin sugli alberi, inoltre non poteva contare sulla forza dello Hyaenodon gigas, che arrivava a pesare fino a 500 chilogrammi. I dettagli su questa specie di mammifero estinta sono stati pubblicati sulla rivista scientifica PloS ONE.

[Foto di Università dell'Ohio]