Una spedizione di ricerca scientifica capitanata dall'oceanografo americano Charles Moore ha scoperto nel cuore dell'Oceano Pacifico meridionale un'immensa “isola di plastica”, che si estende per oltre un milione di chilometri quadrati. Per rendersi conto delle dimensioni, si parla di un'area che è circa 1,5 volte la superficie del Texas, ovvero più di tre volte quella dell'Italia. L'enorme chiazza di rifiuti plastici, soprannominata “South Pacific Gyre”, non è l'unica del Pacifico, ma fa coppia con la più grande e famosa Pacific Trash Vortex o grande chiazza di immondizia del Pacifico (Great Pacific Garbage Patch) che si trova nell'emisfero boreale, la cui estensione potrebbe superare persino quella degli Stati Uniti d'America.

L'isola di plastica meridionale fu intercettata già nel 2011 da una prima squadra di ricercatori coordinata dal professor Markus Eriksen, tuttavia soltanto con la nuova spedizione (durata ben sei mesi) è stato possibile avere una stima più precisa del suo impatto. Il team di Moore, che ha navigato sulla nave da ricerca scientifica ORV Alguita, ha individuato i confini della chiazza di immondizia tra l'Isola di Pasqua e le coste del Cile. A differenza della Pacific Trash Vortex i detriti plastici rinvenuti sono molto più piccoli e frammentati, rappresentando un pericolo ancora maggiore per gli animali marini, come pesci, cetacei, uccelli e tartarughe. Moltissimi muoiono proprio perché scambiano i rifiuti plastici per le loro prede naturali: emblematico il caso dello zifide ritrovato con lo stomaco pieno di sacchi di plastica e morto tra atroci sofferenze.

“Abbiamo trovato alcuni oggetti più grandi, talvolta una boa e alcuni attrezzi da pesca, ma la maggior parte è stata spezzata in pezzi più piccoli”, ha sottolineato il dottor Moore. “Non abbiamo ancora fatto analisi di laboratorio, ma sulla base della mia impressione visiva, un'enorme area del Pacifico meridionale ha milioni di particelle di plastica per chilometro quadrato”, ha aggiunto con un certo sconforto il ricercatore. Uno dei problemi principali dei pezzi di plastica più piccoli è che sono molto difficili da rimuovere, dettaglio che amplifica la drammaticità della scoperta. Secondo Moore e colleghi non siamo innanzi a un'isola di plastica come le altre (ce n'è una anche nell'Atlantico), ma è un fenomeno simile a una “nuvola di smog”, che si estende sia orizzontalmente che verticalmente. Maggiori informazioni verranno rilasciate dopo l'analisi dei numerosi campioni raccolti dai ricercatori.

[Foto di Alguita]