Un team di ricerca dell'autorevole Salk Institute for Biological Studies di La Jolla (California) ha realizzato un composto chimico in grado di offrire alcuni dei benefici scaturiti dall'esercizio fisico aerobico, come una maggiore combustione dei grassi (lipolisi) e una resistenza superiore. La sostanza, somministrata con successo ad alcuni topi, potrebbe essere alla base di farmaci in grado di supportare persone obese, anziane, con problemi cardiaci o altre patologie che non possono ottenere gli enormi vantaggi dell'attività fisica, in particolar modo della corsa. Basti pensare che quest'ultima è stata recentemente elevata a paladina della longevità: una ricerca dell'Università dell'Iowa ha infatti dimostrato che per ogni ora di corsa se ne guadagnano ben sette di vita.

Gli studiosi americani, coordinati dal professor Ronald Evans dell'Howard Hughes Medical Institute, in una ricerca precedente avevano determinato che l'espressione continua del gene PPAR delta (PPARd) in topi ingegnerizzati li trasforma in veri e propri maratoneti. Tra gli altri effetti virtuosi vi erano una eccellente reattività all'insulina e una resistenza all'aumento del peso. In una fase successiva il team di Evans ha scoperto che il composto chimico chiamato GW1516 (GW) è in grado di attivare lo stesso gene, ma pur avendo la stessa efficacia per l'insulina e il controllo del peso, esso non forniva alcuna resistenza seupplementare.

Nel nuovo studio i ricercatori hanno somministrato ai topi – non ingegnerizzati – dosi superiori di GW e per un periodo più lungo (due mesi anziché uno), determinando che con tali parametri si ottiene anche un sensibile incremento della resistenza. I topi trattati, infatti, riuscivano a correre sul tapis roulant ben 270 minuti, contro i 160 di quelli del gruppo di controllo. Un incremento del 70 percento. Dall'analisi genica è emerso che il gene PPARd favorisce il consumo dei grassi e non quello del glucosio nell'attività muscolare, un processo che si ottiene naturalmente con l'esercizio fisico. Con la comprensione di tali meccanismi molecolari, il prossimo passo è lo sviluppo di farmaci ad hoc. Sono già molte le case farmaceutiche che hanno messo gli occhi sul lavoro del Salk Institute. I dettagli della ricerca, simile a quella condotta dall'Università di Milano sull‘irisina, sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Cell Metabolism.

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