Plasmon cede alle richieste dei consumatori, annunciando con una pagina web dedicata, che rimuoverà l'olio di palma dai suoi prodotti per neonati e bambini.

Questo nonostante continui a ribadire che non sia dimostrata alcuna nocività di tale ingrediente. La notizia viene rilanciata su Facebook anche da una pagina nota per non prestare grande attenzione alla veridicità delle notizie che pubblica.

Tutto ha inizio quattro anni fa con la lettera aperta di Pina Boccia, pubblicata su un sito dedicato all'alimentazione, dove chiedeva quale ingrediente si nascondesse dietro la dicitura “olio vegetale”, riportato nell’etichetta, anche se il nome della Plasmon non compare; la società inoltre non ha mai confermato che l'articolo si riferisse ad essa. Parte poi una raccolta firme nel sito Change.org, che ad oggi conta 44.056 sostenitori.

Il problema di fondo è che questo episodio; ben lungi dal dimostrare che l'olio di palma sia nocivo, è invece un esempio lampante di quanto la disinformazione possa condizionare addirittura il marketing di una multinazionale. Una delle cause di questa "psicosi dell'olio di palma" si deve probabilmente alla confusione tra alimento contenente grassi saturi e l'essere un grasso saturo. Se  trasporto latte, non sono necessariamente una mucca, potrei anche essere un lattaio. Tanto per essere chiari il burro contiene molti più grassi saturi dell'olio di palma (51,3% il primo; 49,3% il secondo: stimati su 100g di prodotto) al solito, è la quantità che fa il veleno. Stando ai fatti, una merenda fatta in casa potrebbe essere molto più "nociva" (del 10%) rispetto ad un prodotto realizzato con olio di palma; il suo successo nelle merendine commerciali si deve soprattutto al fatto che costa meno, senza contare che per il burro bisogna sfruttare gli animali. Curioso che nessuno ci faccia caso. Certamente una alternativa già in uso (per esempio dalla Nutella) è il burro di cacao, che non di meno, contiene fino al 60% di grassi saturi. Se fossimo un sito di complottisti avremmo già supposto un piano delle multinazionali che prediligono il burro di cacao, contro quelle che grazie all'olio di palma riducono i costi, permettendo quindi prezzi concorrenziali. Invece siamo ossessionati dal verificare i fatti prima di saltare a conclusioni (o petizioni) affrettate.

E' possibile leggere nel Web, come nella carta stampata, accuse molto pesanti contro l'olio di palma: Soprattutto lo si ritiene cancerogeno o diabetico. A proposito di quest'ultimo punto, spesso viene citato questo studio, che si basa su dati di laboratorio su cellule umane e di topi; non vi sono comunque collegamenti univoci con l'olio di palma, tutto ruota attorno al ruolo dell'acido palmitico, che a dispetto di quanto il nome possa far pensare, è uno dei grassi saturi più comuni, presente anche negli animali. Non esiste invece alcun dato medico rilevante che colleghi l'olio di palma al sorgere del diabete. Ricordiamo inoltre, che per quanto ne sappiamo, la genetica gioca un ruolo fondamentale nella predisposizione alla malattia.

Ci teniamo ad essere molto chiari su questo punto: Non esistono studi scientifici, pubblicati su riviste di settore, che dimostrano la fondatezza di queste accuse. Esistono invece studi che collegano un consumo smodato a problemi cardiovascolari (per es. questo) così come per altri alimenti dal nome meno esotico. Certamente questo non significa che possiamo abbassare la guardia sull'alimentazione dei bambini, qualsiasi dieta può essere nociva se non è equilibrata, ovvero, adeguata alla fascia d'età.