in foto: Dzibilchaltún, sito archeologico Maya nello Yucatan. I raggi solari entrano da una finestra del tempio delle sette bambole ed escono da quella di fronte: tale fenomeno si verifica soltanto all'equinozio di primavera.

Anche se abbiamo imparato da bambini che la rondine tornava al tetto nel giorno di San Benedetto, la Primavera per la verità non inizia sempre il 21 di marzo: certo, le sue oscillazioni sono minime, ma possono portarla da noi talvolta il 20, altre volte il 21. Tutto dipende dal giorno in cui cade l'equinozio che, quest'anno, si verificherà il 20 alle 17:57 (secondo l'orario italiano, naturalmente), recando con sé la fine della stagione invernale, quanto meno sotto il profilo astronomico dato che dal punto di vista meteorologico sono già in molti i fortunati che, almeno in Italia, sperimentano la primavera da settimane.

Questioni di calendario.

Ma cosa determina l'alternanza che fa in modo che, oggi, per la settima volta di seguito la data dell'equinozio sia il 20 marzo? Per spiegarlo è necessaria una premessa: lo spostamento al 21 di marzo, rispetto alla precedente data del 25 dello stesso mese prevista dal calendario giuliano, venne stabilito convenzionalmente nell'ambito del concilio di Nicea nel 325 come base per la conta per la festa mobile della Pasqua (e di conseguenza per il Carnevale), che doveva aver luogo nella prima domenica seguente al plenilunio successivo all'equinozio primaverile. L'adozione del calendario gregoriano nel 1582 fu voluta per intervenire sulle imprecisioni di quello giuliano che, a causa di una inesattezza di pochi minuti nel calcolo della durata dell'anno solare, finiva per accumulare un ritardo, visibile nell'ingresso delle stagioni, di un giorno ogni 128 anni. Fu nell'ambito della riforma gregoriana che si confermò la data del 21 di marzo per l'equinozio.

Va precisato che l'equinozio non è un giorno bensì un istante, ossia l'istante in cui il Sole si trova allo zenit (punto perpendicolare rispetto al piano dell'orizzonte) all'equatore. Ce ne sono due all'anno, l'altro introduce l'autunno il 22 o il 23 di settembre, e costituiscono il solo momento in cui i raggi solari giungono in maniera perpendicolare sull'asse di rotazione terrestre: questo fa in modo che il Pianeta sia esposto esattamente per metà alla luce e per metà all'ombra. Ciò determina anche la durata simile per giorno e notte, da cui deriva lo stesso nome di equinozio (æquinoctium, ossia notte uguale) anche se, nella fattispecie, la diffusione atmosferica della luce prolunga i minuti illuminati per il nostro Pianeta, rendendo quindi questa specularità non perfettamente precisa.

Rappresentazione della Terra nel momento dell'equinozio (fonte Wikipedia)
in foto: Rappresentazione della Terra nel momento dell'equinozio (fonte Wikipedia)

Equinozi che si spostano.

L'equinozio può dunque essere definito un momento ma anche un punto, ossia il punto in cui l'asse di rotazione della Terra si trova perpendicolare alla direzione dei raggi solari: ora, poiché il nostro Pianeta ha una forma non perfettamente sferica e poiché subisce la forza gravitazionale di Sole e Luna , tale asse di rotazione muta in maniera lenta ma costante il proprio orientamento causando quindi lo spostamento di tale punto. Questo spostamento è detto anche fenomeno di precessione degli equinozi che, nei fatti, fa in modo che quello di settembre sia sempre più in ritardo e quello di marzo sempre più in anticipo: nell'ultimo decennio la primavera è entrata sempre più spesso il 20 di marzo ma in futuro inizierà, assai raramente, anche il 19. Fortunatamente gli anni bisestili provvedono ad allineare quello che altrimenti slitterebbe troppo, causando una confusione ingestibile nei calendari!

Il moto di precessione ha fatto "slittare" irreversibilmente anche le denominazioni astrologiche dei punti degli equinozi di marzo e settembre (che, giusto per la cronaca, nell'emisfero australe naturalmente introducono le stagioni invertite). Il punto vernale, ossia quello in cui il Sole viene a trovarsi nel suo moto apparente all'equinozio di Primavera, veniva detto anche punto dell'Ariete (o punto gamma, come la lettera dell'alfabeto greco che ricorda la testa dell'animale): peccato che, ormai, la nostra Stella, al momento dell'equinozio, si trovi sempre nella costellazione dei Pesci.