Un team di ricerca dell'Università dell'Iowa ha dimostrato che gli agenti chimici introdotti nei contenitori e nelle confezioni di plastica per sostituire il bisfenolo A (BPA) non sono correlati al rischio di obesità. Il dato risulta essere particolarmente importante poiché il bisfenolo A, un composto organico tra i più utilizzati per la produzione di materiali plastici, dal 2008 è finito nel mirino dei ricercatori proprio perché è emerso un legame con l'aumento del peso, che catalizzerebbe influenzando il lavoro degli adipociti.

In pratica, quando il BPA è presente nei contenitori per alimenti, piccole concentrazioni di questa sostanza si trasferiscono negli alimenti, e assumendoli si aumenterebbe il rischio di obesità, ma anche di diabete e di essere colpiti da patologie cardiovascolari. Anche un recente studio condotto dall'Università Federico II di Napoli ha evidenziato un'associazione tra BPA e resistenza insulinica, tipicamente associata all'obesità, un dettaglio che avvalora ulteriormente i potenziali effetti negativi del composto sul nostro organismo.

Sebbene sin dagli anni '30 del secolo scorso si ritenga che il bisfenolo A possa essere in qualche modo dannoso o addirittura cancerogeno, modificando l'attività dell'apparato endocrino, soltanto grazie alle ricerche più recenti molti produttori sono stati spinti a rimuoverlo da lattine, contenitori per il cibo e biberon. Per sostituirlo vengono utilizzate principalmente due sostanze, il bisfenolo F (BPF) e il bisfenolo S (BPS), che non hanno associazioni con l'obesità secondo la nuova indagine condotta dagli studiosi americani.

I ricercatori, coordinati dal professor Wei Bao, lo hanno dimostrato attraverso l'elaborazione di dati di oltre 1500 pazienti provenienti dallo US Centers for Disease Control (CDC). Dall'analisi statistica, che ha tenuto in considerazione fattori come lo stato socio-ecnomico, lo stile di vita e la concentrazione di creatinina nelle urine, è invece emerso chiaramente il legame tra BPA e obesità.

Ad oggi, i prodotti che contengono bisfenolo F e S al posto del BPA sono ancor meno della metà, e sebbene ulteriori studi saranno necessari per valutare i potenziali rischi associati alle nuove sostanze, oltre che confermare quanto emerso, i produttori di materiali plastici dovrebbero tenere in considerazione i risultati ottenuti dall'ateneo di Iowa City. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata The Lancet Planetary Health.