Alcune settimane addietro la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) americana, ovvero l'agenzia federale che si occupa di meteorologia e oceani, aveva indicato che la “Zona Morta” (Dead Zone) nel Golfo del Messico quest'anno avrebbe avuto una delle estensioni maggiori mai misurate. In queste ore è arrivata la drammatica conferma che essa si estende per ben 13mila chilometri quadrati, una superficie di poco inferiore a quella della Calabria, ed è la più grande mai misurata dal 1985, ovvero da quando il golfo viene monitorato dalle navi da ricerca scientifica.

L'estensione della zona morta: credit NOAAin foto: L'estensione della zona morta: credit NOAA

Per zona morta si intende un'area di mare nella quale la scarsa concentrazione di ossigeno, un'ipossia legata a livelli inferiori ai due milligrammi per litro, non permette in pratica l'esistenza della vita, perlomeno di quella naturale dell'habitat, con i pesci e il resto della fauna marina costretti a fuggire o a morire. Chi vi sopravvive sono invece immense colonie di batteri e alghe, molte delle quali in putrefazione e marcescenti, la cui biomassa sottrae il prezioso elemento vitale per le altre specie viventi. Il risultato è un sorta di deserto subacqueo, spesso tinto di rosso, nel quale dominano morte e desolazione.

Quella del Golfo del Messico è la zona morta più grande della Terra, ma la sua dimensione media calcolata si aggirava sugli 8mila chilometri quadrati. Quest'anno invece è stata registrata una considerevole espansione, è il responsabile è sempre lo stesso: l'essere umano. Le grandi industrie della carne degli Stati Uniti, infatti, riversano tonnellate e tonnellate di fertilizzanti nei fiumi, derivanti dalle colture di soia e mais per alimentare il bestiame, e il grande Mississippi è diventato un vero e proprio flusso di veleno costante verso il Golfo del Messico. Il deposito continuo e incontrollato degli sversamenti e delle acque reflue, ricchissime di nitrati, favoriscono la proliferazione di alghe e batteri e fanno fuggire i pesci. Tra gli effetti collaterali della zona morta vi è anche una sensibile riduzione nella capacità riproduttiva degli organismi marini, con drammatiche conseguenze per l'industria ittica. Quella che ne sta pagando le maggiori conseguenze è quella dei gamberetti, con prezzi schizzati alle stalle a causa delle difficoltà a reperire la materia prima.