Era attesa in giornata, ma la tempesta magnetica provocata dalla potentissima eruzione solare del 6 settembre ha già investito la magnetosfera terrestre, con diverse ore di anticipo sulla tabella di marcia prevista dagli scienziati. L'impatto delle particelle elettromagnetiche – raggi-X, ultravioletti e plasma – scagliate dal gruppo di macchie solari chiamato AR2673 è infatti avvenuto alle 1:56 ora italiana, come ha sottolineato all'ANSA il fisico solare Mauro Messerotti, ricercatore dell’Osservatorio astronomico di Trieste dell'INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) e senior advisor per il meteo spaziale.

La tempesta geomagnetica è stata più potente di quella prevista inizialmente dagli scienziati, ovvero una G4 e non una G3. Poiché la scala arriva sino a 5, si è trattato di un evento particolarmente intenso, i cui effetti sono ancora oggetto di valutazione da parte degli esperti. Blackout nelle comunicazioni sono stati rilevati nelle regioni polari, già investite dagli effetti di un brillamento di classe M avvenuto un paio di giorni prima rispetto all'eruzione del 6 settembre, un classe X 9,3, il più potente degli ultimi 11 anni.

A causa delle fortissime emissioni che hanno interessato la banda L dello spettro radio, la stessa che utilizzano i sistemi di navigazione satellitare GPS, è verosimile che il brillamento possa aver creato problemi anche a questi dispositivi, tuttavia ancora non vi sono conferme. A preoccupare maggiormente gli scienziati è la tenuta dell'elettronica dei satelliti, maggiormente esposti all'impatto delle particelle elettromagnetiche, ma anche da questo punto di vista non si registrano problemi. Fortunatamente la tempesta si è indebolita dopo l'impatto dello sciame iniziale.

Al di là degli effetti negativi prodotti da questi fenomeni astronomici, legati alla fase finale del ciclo undecennale di attività elettromagnetica del Sole, sono attese anche aurore polari a latitudini più basse del consueto. Lo spettacolo per chi avrà la fortuna di assistervi, in particolar modo in Nord America, potrebbe tuttavia essere rovinato dall'illuminazione della Luna, che è quasi piena. La cosiddetta “Luna del Grano” è stata infatti raggiunta lo scorso 6 settembre.

[Credit: NASA]