Un evento raro, anzi rarissimo: secondo gli esperti, infatti, si verificherebbe appena ogni diecimila anni per ciascuna galassia, dato che rende ancora più straordinaria l'immensa opportunità che hanno avuto gli astronomi di poter osservare il fenomeno. Un buco nero che diventa "visibile" perché illuminato dalla preda che distrugge e che "mangerà": potenti radiazioni, emesse dalla Stella "inghiottita" in balia della potenza del buco nero, che sembrano quasi l'urlo di dolore dell'astro morente. Entusiasti ed estasiati primi ammiratori dello spettacolo, gli astronomi della John Hopkins University di Baltimora che hanno assistito alla distruzione del nucleo ricco di elio di una gigante rossa che in precedenza aveva perduto il proprio "involucro" di idrogeno, probabilmente a causa di un altro contatto con il buco nero: un buco nero che, secondo gli esperti, avrebbe una dimensione stimabile intorno a due milioni di volte in più del nostro Sole.

Il declino di un Stella – Fino a pochissimi anni fa, fenomeni del genere erano stati soltanto immaginati come possibili in linea teorica: grazie all'osservazione e al monitoraggio di eventi spaziali simili per molti aspetti, tuttavia, le dinamiche sono diventate sempre più chiare agli scienziati, fino alla sorpresa di questo incredibile spettacolo, un evento di distruzione mareale di una stella da parte di un buco nero, i cui dettagli riportati dalla rivista scientifica Nature. Ma cosa accade esattamente in questa sequenza di pochi secondi? La gigante rossa si è semplicemente avvicinata troppo al buco nero, descrivendo un'orbita eccessivamente stretta: vorticando e brillando per l'ultima volta, l'astro è stato distrutto dalla forza di marea del supermassiccio, in grado di superare in potenza la gravità che tiene insieme la stella. Una parte della massa della stella viene così espulsa, mentre il rimanente viene assorbito dal buco nero sprigionando una immensa quantità di energia in pochissimo tempo, «causando così un improvviso aumento della luminosità del sistema», secondo quanto spiegato da Antonio Lodato per l'INAF. Attraverso l'analisi della curva di luce, i ricercatori hanno potuto determinare i tempi di distruzione con una precisione variabile al massimo entro il limite di due giorni: dopo aver notato un primo brillamento nel maggio del 2010, è seguito un picco a luglio ed un declino nel settembre successivo. Rivisto alla rapidità di pochi secondi, l'evento non smette di suscitare emozione, anche nei più comuni appassionati delle meraviglie stellari.