L’agenzia spaziale americana potrebbe annunciare presto la decisione di avviare le operazioni per la prima grande missione umana nello spazio dopo la fine del programma Apollo. A rivelarlo sono alcune fonti interne alla NASA riportate dall’autorevole sito Space.com. Secondo John Logsdon, esperto di politica spaziale alla George Washington University, l’annuncio non è stato dato prima dell’esito delle elezioni presidenziali di alcuni giorni fa poiché l’eventuale vittoria del repubblicano Mitt Romney avrebbe potuto portare a una revisione dei programmi spaziali. L’amministrazione Obama, che sta puntando molto sullo spazio in un’ottica di lungo periodo – una prima missione umana sugli asteroidi nel 2025, poi Marte nel decennio 2030 – vedrebbe invece con favore a un piano che rilancerebbe la prima storica tappa dell’avventura umana nello spazio: la Luna.

Il punto L2.

Non esattamente la Luna, in realtà. La meta si chiama L2 ed è uno dei quattro punti lagrangiani, dove le forze gravitazionali di Sole, Terra e Luna si equilibrano garantendo a un veicolo spaziale posto in quel punto una certa stabilità, senza dispendi di energia per continue manovre necessarie a mantenere l’orbita. Il punto L2 si trova nello spazio al di là della Luna e sarebbe il punto più lontano raggiunto dall’Uomo. Da lì, la Terra apparirebbe più piccola della Luna vista dal nostro pianeta. Ma perché raggiungere il punto L2? Si tratterebbe di un avamposto stabile come la Stazione Spaziale Internazionale ma di gran lunga più lontano, da dove in teoria potrebbero poi partire le future missioni per gli asteroidi e per Marte. Inoltre, poiché L2 è un punto molto comodo per posizionare dei telescopi spaziali, un avamposto abitato da astronauti permetterebbe anche di poter intervenire in tempo reale in casi di guasti o interventi di manutenzione ai costosi telescopi, come il futuro James Webb Space Telescope che sostituirà l’Hubble.

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Per arrivare fin là, gli astronauti utilizzeranno l’Orion, il nuovo potente veicolo spaziale in costruzione negli Stati Uniti che sostituirà gli Shuttle ormai pensionati e potrà essere usato per i viaggi su lunghe distanze. La navicella Orion raggiungerà l’orbita della Luna, sfrutterà il suo calcio gravitazionale e raggiungerà infine L2 a 65.000 km di distanza dal nostro satellite, dove “parcheggerà” stabilmente sfruttando appunto l’equilibrio gravitazionale tra Sole, Luna e Terra. Non solo si tratterebbe di un passo avanti significativo rispetto alla ISS, che pur abitata permanentemente dal 2000 si trova pur sempre in orbita intorno alla Terra, per giunta a un’altitudine piuttosto bassa – necessaria per permettere agli Shuttle e alle Soyuz di raggiungerla – ma un eventuale avamposto in L2 garantirebbe anche più importanti risultati scientifici. Sarebbe possibile analizzare meglio gli effetti della permanenza umana nello spazio aperto, lontani dalla protezione del campo magnetico terrestre, per studiare l’impatto in termini di salute degli astronauti di future missioni per Marte. Da L2 si potrebbero inoltre facilmente tele-operare robot e rover sulla superficie della Luna, proseguendo l’esplorazione automatica del nostro satellite naturale.

Da L2 a Marte.

L’idea di sfruttare i due punti lagrangiani più vicini, L1 e L2, non è nuova. Fu inserita da Bill Clinton nel suo piano decennale per lo spazio, con l’idea di trasformarla in realtà nel corso dell’eventuale amministrazione Gore. La presidenza di Bush jr. mise invece in stallo il programma di costituire lì due avamposti umani, concentrando le risorse sul completamento della ISS e poi elaborando un piano decennale per riportare gli americani sulla Luna, anche come possibile risposta alle mire cinesi sul tema. Un progetto, quello di Bush, che già prevedeva lo sviluppo di un nuovo lanciatore pesante (SLS) come vettore di una nuova generazione di veicoli spaziali, gli Orion. Il programma Orion è stato ereditato da Obama, che ha perso un braccio di ferro con il Congresso per modificarlo, mentre l’obiettivo della Luna fissato da Bush è stato archiviato in favore di un nuovo programma di lungo termine per portare gli astronauti prima su un asteroide e poi su Marte. Obiettivo, quest’ultimo, che forse sarebbe stato raggiungibile prima del decennio 2030, se non si fossero persi anni preziosi in balletti politici quando i soldi ancora c’erano.

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Oggi di soldi in giro non ce ne sono molti, infatti la missione L2 non dovrebbe comportare un aumento del budget della NASA, che per l’anno fiscale 2013 è stato fissato a circa 18 miliardi di dollari. La maggior parte servirà allo sviluppo del vettore SLS e della navicella Orion, che inizierà la sua fase di test nel 2014 per poi realizzare il primo volo automatico nel 2017. Il primo volo con equipaggio è fissato per il 2021, e già per allora potrebbe essere fissato come obiettivo il punto L2. Quattro anni dopo, da lì gli astronauti potrebbero partire per atterrare su uno dei tanti asteroidi presenti nel nostro vicinato, prima del grande balzo verso il Pianeta Rosso. “Lasciatemelo dire ancora una volta: stiamo tornando sulla Luna, lavorando alla prima missione della storia per inviare esseri umani su un asteroide e stiamo sviluppando attivamente un piano per portare astronauti americani su Marte”, ha dichiarato Lori Garver, vice-capo della NASA in una conferenza a settembre. L’annuncio sulla Luna è quindi atteso a breve.