in foto: Rappresentazione artistica di un astronauta impegnato nel raccogliere campioni dall'asteroide "intrappolato" (fonte NASA)

Esattamente tre anni fa, il 22 giugno del 2011, il Lincoln Near Earth Asteroid Research Program (LINEAR) scopriva l'esistenza di un asteroide che, pochi giorni dopo, sarebbe passato alla minima distanza della sua orbita dalla Terra: così il 27 di giugno l'oggetto battezzato 2011 MD "sfiorava" il nostro Pianeta dalla distanza di circa 12.000 chilometri dalla sua superficie, senza per questo destare preoccupazioni. Oggi quel corpo celeste potrebbe essere il candidato ideale per una delle missioni più interessanti tra quelle "in cantiere" della NASA: l'obiettivo degli scienziati, infatti, è quello di individuare entro il 2019 un piccolo asteroide che risponda a precisi criteri; una volta raggiunto questo traguardo, scegliere tra due possibili alternative. Una è quella di lanciare una sonda per "afferrarlo" e, quindi, trascinarlo a forza nell'orbita lunare, trasformando così l'asteroide in facile oggetto degli studi per gli astronauti che, nel 2020, potranno confrontarsi direttamente per la prima volta con questi misteriosi vagabondi del Sistema Solare. L'altra prevede comunque la "cattura" di un asteroide ma, questa volta, se ne preleverebbe un campione considerevole di roccia da analizzare.

A caccia di piccoli asteroidi.

2011 MD sembrava l'asteroide perfetto per la missione ARM (acronimo che sta per Asteroid Redirect Mission): la caratteristica principale per essere "adocchiati" dalla NASA, infatti, dovrebbe essere un diametro inferiore ai 10 metri. L'oggetto in questione di metri ne misurerebbe sei, secondo quanto è stato possibile rilevare grazie alle osservazioni di Spitzer; lo stesso telescopio spaziale, scrutandolo grazie all'infrarosso, ne ha scandagliato le caratteristiche fin nel dettaglio, giungendo a conclusioni che hanno stupito gli scienziati evidenziando, ancora una volta, quanto poco siano conosciuti questi corpi celesti.

Contrariamente a quanto ci si aspettava, infatti, la densità di 2011 MD è risultata simile a quella dell'acqua mentre, normalmente, le rocce solide possiedono una densità maggiore di circa tre volte. Questo ha suggerito ai ricercatori che circa i due terzi dell'asteroide sarebbero formati da… Spazio vuoto! Quindi, in buona sostanza, 2011 MD potrebbe presentarsi sotto due diverse forme: o come un insieme di piccole rocce, aggregate in modo non compatto dalla forza di gravità, oppure con un nucleo centrale solido ed un alone di minuscole particelle tutto attorno.

Rappresentazione artistica dei due possibili aspetti che potrebbe avere 2011 MD (AP Photo/NASA/JPL Caltech)in foto: Rappresentazione artistica dei due possibili aspetti che potrebbe avere 2011 MD (AP Photo/NASA/JPL Caltech)

Asteroidi candidati.

In ogni caso l'inaspettata ricerca, i cui risultati sono stati resi noti attraverso un paper pubblicato da The Astrophysical Journal Letters, non dovrebbe essere in alcun modo di ostacolo alle missione di "caccia all'asteroide": sostanzialmente, il veicolo spaziale che nel 2019 dovrà allungare il proprio braccio meccanico verso l'oggetto celeste prescelto potrà farlo ugualmente sia trovandosi dinanzi un blocco monolitico, sia con un ammasso di rocce più piccole o con un corpo particolarmente poroso. Del resto, una struttura probabilmente simile è stata riscontrata in un altro valido candidato per ARM, l'asteroide 2009 BD, dal diametro pari a circa 3/4 metri: il che fa supporre che gli studiosi dovranno essere già pronti a questa eventualità.

Fino ad ora, sarebbero stati identificati in tutto nove asteroidi potenzialmente adatti alla missione: tutti con misure adeguate ed orbite favorevoli. Tuttavia, includendo lo stesso 2011 DM, soltanto di tre tra questi sono state determinate con precisione le dimensioni; un altro, chiamato 2008 HU4, passerà nei pressi della Terra nel 2016, consentendo così di verificarne le caratteristiche fisiche e di rotazione. Gli altri cinque, invece, non saranno abbastanza vicini al nostro Pianeta da essere osservati prima della fine della missione: tuttavia il programma della NASA Near-Earth Objects (NEO) sembra intenzionato a trovare diversi candidati per anno.

Idee per la missione ARM.

Nel frattempo, comunque, l'agenzia spaziale americana è ancora in piena fase decisionale e ci resterà fino alla fine del 2014: per allora, infatti, deciderà se effettivamente sia preferibile prelevare un asteroide molto piccolo intero e portarlo "a casa" per studiarlo in loco o limitarsi a prenderne un pezzo da un oggetto celeste lievemente più grande per studiarlo da vicino. In entrambi i casi, comunque, si renderà necessario il trasferimento di un asteroide di meno di dieci metri nell'orbita lunare. Ed ecco, quindi, che lo scorso marzo si è aperta una call for proposals: uno stanziamento di 4,9 milioni di dollari per le diciotto idee più interessanti finalizzate all'ambiziosa missione di recupero di asteroidi. Tra le decine di progetti giunti, i vincitori della selezione si focalizzano su diversi aspetti: dallo studio per la messa a punto di sistemi di cattura efficaci, alla ricerca su come adattare i veicoli commerciali al preciso scopo, alla realizzazione di sensori adatti alla missione.

Una "borsa" gonfiabile attorno al piccolo asteroide: una delle opzioni per catturare l'oggetto celeste e spostarlo in orbita stazionaria nei pressi della Luna (foto NASA)in foto: Una "borsa" gonfiabile attorno al piccolo asteroide: una delle opzioni per catturare l'oggetto celeste e spostarlo in orbita stazionaria nei pressi della Luna (foto NASA)

Non resta quindi che aspettare per scoprire, tra qualche anno, quale sarà l'asteroide che verrà trascinato nell'orbita lunare.