L'OMS ha divulgato un nuovo report con i dati riguardanti le strategie di controllo e prevenzione della diffusissima malaria, che pur registrando progressi positivi in termini squisitamente numerici ha ancora un'elevata incidenza in alcune aree del pianeta. Tra il 2010 e il 2015 a livello globale i tassi di mortalità sono stati abbattuti quasi del 30 percento, mentre il numero di contagi è sceso del 20 percento, tuttavia si calcola che nell'Africa sub-sahariana il 43 percento della popolazione a rischio non sia ancora protetta da zanzariere o da spray insetticidi, che rappresentano il primo baluardo contro la diffusione della patologia. Basti pensare che tali dispositivi, a partire dal 2001, avrebbero scongiurato oltre 660 milioni di contagi in questa zona dell'Africa, quella più esposta all'evoluzione letale della malaria. Ecco una panoramica sulla più importante parassitosi del pianeta.

Cos'è la malaria.

La malaria, conosciuta anche col nome di paludismo, è tecnicamente una parassitosi, una malattia infettiva provocata da protozoi del genere Plasmodium. Sebbene vi siano diverse specie responsabili della trasmissione, quelle più importanti dal punto vista clinico sono quattro, ovvero P. malariae, P. vivax, P. ovale e P. falciparum. Quest'ultima specie, particolarmente presente in Africa centrale e orientale, è ritenuta la più pericolosa in assoluto per la salute umana, dato che le conseguenze del contagio sono potenzialmente letali. Il vettore per l'infezione sono le punture delle zanzare femmina del genere Anopheles.

Il ciclo vitale del parassita: dall'uomo alla zanzara.

La forma infettante del plasmodio, chiamata sporozoita, si trova nelle ghiandole salivari delle zanzare, che quando pungono un uomo per nutrirsi del sangue entrano nel circolo sanguigno. Una volta entrati nell'organismo umano gli sporozoiti vengono raccolti rapidamente dagli epatociti del fegato, dove attraverso la riproduzione asessuata si trasformano nella forma di schizonte. Dopo la rottura degli epatociti infestati viene rilasciata una nuova forma che aggredisce i globuli rossi; i cicli di maturazione si susseguono con la distruzione degli eritrociti, il processo responsabile delle gravi anemie emolitiche nei pazienti, fino a quando non si raggiunge il passaggio alla stadio sessuato con la forma maschile e femminile. Quando la zanzara succhia il sangue di un uomo infetto queste due forme finiscono nello stomaco dell'insetto, dove avviene la fecondazione. Qui lo zigote matura, raggiunge l'intestino e innesca il rilascio degli sporozoiti, che invadendo le ghiandole salivari sono pronti a innescare un nuovo ciclo.

La malaria in Italia e nel mondo.

I paesi in cui si rischia di essere infettati dalla malaria sono poco più di cento e sono tutti concentrati nell'area tropicale e subtropicale del pianeta. Benché in Italia si tratti di una malattia eradicata, come indicato dalla stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), casi sporadici di infezione possono ancora avvenire, seppur molto raramente: basti pensare che l'ultimo caso di malaria autoctona italiana è stato registrato nel 2009 a Fondi, un piccolo comune costiero del Lazio in provincia di Latina. Il maggior rischio per i cittadini italiani, così come per la stragrande maggioranza delle popolazioni che vivono in zone temperate del nostro pianeta, sono i viaggi condotti nei paesi a rischio. Ogni anno si ammalano di malaria tra i 10 mila e i 30 mila viaggiatori europei e americani.

Numeri impressionanti.

Si stima che le persone esposte al rischio malaria siano poco meno di 3,5 miliardi, un numero impressionante confermato dai contagi e dai decessi registrati ogni anno dall'OMS. Ufficialmente i decessi per malaria nel 2015 sono stati circa 430mila, con un bambino morto ogni due minuti, mentre i contagi sono stati oltre 200 milioni. Sino a qualche tempo fa le stime superavano il milione di morti e i 500 milioni di contagiati ogni anno. Il dato suggerisce che le zanzare uccidano di gran lunga molti più uomini di qualunque altro animale, pur trattandosi di “semplici” vettori del reale responsabile. Le persone più a rischio sono le donne incinte (l'infezione si estende al feto), i bambini e quelle con determinate patologie preesistenti.

Sintomi e cura.

I sintomi della malaria, che si presentano da una settimana a un mese di distanza dal contagio, sono molto subdoli, soprattutto nelle fasi iniziali, dato che possono essere scambiati con quelli di una semplice sindrome influenzale, con nausea, febbre, sudorazione, brividi e problemi gastrointestinali come vomito, diarrea e forte dolore addominale. Quando i vari cicli di maturazione del plasmodio entrano a regime si innescano brusche variazioni termiche, stati di euforia, ingrossamento della milza e del fegato ed ittero. La febbre, che prende il nome di “terzana” o “quartana” in base agli eventi intermittenti ogni 3 o 4 giorni, quando innescata dalla specie P. falciparum può essere associata a gravi complicazioni come l'insufficienza renale ed edema polmonare, ma i danni si ripercuotono su tutti gli organi a causa dell'accumulo delle cellule infettate, provocando collasso e morte se non si interviene per tempo. La malaria può essere trattata con farmaci antimalarici alla stregua della clorochina e del chinino, ma i pazienti, in base alle condizioni, potrebbero aver bisogno di trasfusioni di liquidi e sangue, con necessità di ricovero in ospedale. Al momento è stato messo a punto un vaccino chiamato RTS,S che sarà distribuito in Kenya, Ghana e Malawi, e sebbene abbia il potenziale per salvare decine di migliaia di vite, ne vanno ancora valutati a fondo la sicurezza e l'effettiva efficacia.

[Foto di ArtsyBee]