in foto: Diecimila galassie in un angolo di "cielo".

Hubble è il telescopio spaziale che dal 1990 rappresenta per gli scienziati uno degli sguardi più profondi dell'Universo. In ventiquattro anni di carriera (sufficienti probabilmente per la pensione alla fine di quest'anno) il telescopio che gravita intorno alla Terra ha raccontato lo Spazio ben al di là di quelle che erano le conoscenze all'epoca del lancio. Attraverso l'analisi della luce emessa dalle stelle – precisamente delle lunghezze d'onda della luce visibile – Hubble è stato capace di raccontare il cosmo intorno a noi a miliardi di anni luce da noi.

Legge di Hubble. Il nome di questo telescopio racconta in parte la sua "tecnica": secondo la Legge di Hubble esiste una relazione tra la luce emessa da una galassia e la sua distanza. Precisamente quanto più una stella si trova distante da noi, tanto maggiore sarà la sua tendenza verso il rosso. L'osservazione di Hubble nella regione della Costellazione meridionale della Fornace ha permesso di sovrapporre le immagini di 841 orbite dal 2003 al 2012. Il risultato è stata l'individuazione di circa diecimila galassie, riconosciute anche grazie all'osservazione delle frequenze dell'ultravioletto grazie a cui è stato possibile inserire nella "mappa" anche le galassie più giovani. Nelle precedenti "mappe" tracciate da Hubble, infatti, mancavano le distanze comprese tra 5 e 10 miliardi di anni: "era come studiare la storia di una famiglia senza sapere nulla dei bambini in età scolare – ha spiegato Harry Teplitz del California Institute of Technology di Pasadena in California – l'arrivo degli ultravioletti ha colmato questo gap".