E' uno degli alimenti più apprezzati al mondo, ma anche uno di quelli più in pericolo. Parte importante del cacao che importa l'Europa viene dall'Africa occidentale, dove le piantagioni di cacao stanno soccombendo sotto l'attacco del virus CSSV. L'alternativa? Il cacao proveniente dall'America latina o dall'Indonesia, ma i produttori che operano in Ghana, Costa d'Avorio e altri paesi dell'Africa occidentale non si fidano, temendo giustamente che, una volta importate le piante, si ammalino nuovamente.

Il clima tropicale viene riproposto nel Berkshire, nel Regno Unito, dove una serra di 11.000 metri quadrati ospita le piante alte tra i 2 e i 2,7 metri fornendo loro più di mille litri di acqua al giorno. Questa "fabbrica del cioccolato" è costata quasi 1,3 milioni di euro, mentre manutenzione e ricerca costano 205.000 euro all'anno, versati per metà dal Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti e per il resto dal Cocoa Research Association (CRA), un consorzio di commercianti e produttori di cioccolato. Nella serra arrivano le piante di cacao provenienti dal Sud America, che per due anni vengono studiate dal team di ricerca che deve verificarne la resistenza ad agenti patogeni e trovare le varietà più resistenti. Soltanto dopo questi due anni di test, le piante saranno affidate alla cura dei produttori in Africa, che avranno poi l'interesse di diffonderle.