L'Organizzazione Indiana per le Ricerche Spaziali (ISRO) è artefice del più grande lancio di satelliti con una singola missione; sono stati infatti ben 104 quelli portati in orbita ieri dal razzo PSLV-C37 (Polar Satellite Launch Vehicle), un nuovo record mondiale che ha letteralmente stracciato quello segnato dalla Russia il 19 giugno 2014, con ‘soli' 37 satelliti inviati in un colpo solo.

Il razzo, in sviluppo sin dagli anni '90 e considerato un vero e proprio gioiello del grande paese asiatico, è stato lanciato alle 9:28 (ora locale) dalla base Satish Dhawan Space Centre (SDSC), sita sulla l'isola ‘barriera' di Sriharikota al largo del Golfo del Bengala. Il lancio, costato 15 milioni di dollari, ha portato in orbita tre satelliti indiani e ben 101 di altri paesi, che hanno pagato profumatamente per far parte della missione, avvenuta sotto l'egida della Antrix Corporation Limited.

in foto: Il razzo PSLV–C37 decolla dalla base di Andhra Pradesh

I satelliti sono stati rilasciati nella cosiddetta orbita bassa, a circa 500 chilometri di quota, e per evitare possibili incidenti, dato che si trattava di un vero e proprio sciame, sono stati sganciati con tempistiche calcolate al millesimo di secondo. L'operazione è durata in tutto trenta minuti. Il satellite più pesante trasportato dal razzo vettore era il Cartosat-2D indiano da 650 chilogrammi, accompagnato dai due più piccoli da 30 chilogrammi chiamati INS-1A e INS-1B. Ben 88 dei satelliti lanciati pesavano appena cinque chilogrammi, e saranno tutti impiegati per indagini cartografiche. I paesi coinvolti nella missione sono Stati Uniti (proprietari di 96 satelliti), Kazakistan, Svizzera, Paesi Bassi e Israele.

L'ISRO è rimasta pienamente soddisfatta dalla riuscita del virtuoso lancio e si sta preparando già alle missioni successive; tra le più ambiziose, quella per esplorare con una sonda robotica la superficie del pianeta Venere, in collaborazione con la NASA. La sonda molto probabilmente sarà realizzata col resistentissimo carburo di silicio, testato recentemente da ricercatori americani e in grado di resistere a lungo sulla corrosiva, rovente e ad altissima pressione atmosfera venusiana.

[Foto di ISRO]